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Zona di comfort: quante volte se ne sente parlare durante i percorsi di Crescita Personale? Sicuramente anche tu l’avrai sentita nominare oppure avrai letto qualcosa sull’argomento. Eppure, dietro questa definizione si nasconde una trappola linguisticache può portarti a digerire difficilmente il cambiamento.
Facciamo un passo indietro però. Cos’è la zona di comfort? Quando parliamo di zona di comfort (conosciuta anche con la definizione inglese comfort zone) ci riferiamo a tutta quella serie di schemi mentali, attività e abitudini alle quali ricorriamo più spesso. Sono tutte quelle azioni con le quali abbiamo confidenza e che svolgendole “ci sentiamo come a casa”.
Il punto è che difficilmente si cresce facendo le stesse cose che si fanno abitualmente. La vera Crescita è al di fuori di quell’area di sicurezza, cioè vivendo esperienze nuove, facendo cose diverse e imparando dai propri errori. Ovviamente tutti siamo abituati a restare all’interno di quella zona, per cui, almeno in teoria, non dovrebbe essere semplice uscirne.
Oltre a questa difficoltà, aggiungiamo anche la trappola linguistica che si nasconde dietro a questa definizione. Pensa ad esempio alla differenza che c’è tra affrontare un lungo viaggio dentro una piccola utilitaria rispetto ad un auto di lusso. Con quale delle due macchine sceglieresti di andare? Molto probabilmente con la seconda, dato che avresti ampi spazi, maggior sicurezza, cura dei particolari, ecc. In altre parole, durante il viaggio godresti di maggiori comfort.
Ecco la trappola linguistica: se stai così comodo dentro la tua zona di comfort, perché uscirne? Chi te lo fa fare? Per quale motivo dovresti rinunciare al comfort per fare qualcosa di diverso?
Uno come Richard Bandler, che la sa lunga sotto l’aspetto della linguistica, essendo il padre dellaPNL – Programmazione Neurolinguistica, definisce questo stesso concetto in un altro modo: zona di controllo.
Zona di comfort vs. zona di controllo. La differenza è sottile.
Allora, facendoti la stessa domanda di prima, per quale motivo dovresti volere uscire dalla zona di controllo? Molto semplice.
Se sei seduto comodamente e piacevolmente sul tuo divano, stai bene e ti godi quella sensazione di comfort, quando mai troverai la voglia di rialzarti?
Il controllo invece è diverso, semplicemente perché lo perdi continuamente, ogni giorno, nei modi più disparati e per motivi di cui tu hai poco o “nessun” controllo. Quindi, la zona di controllo comprende sì le tue abitudini, le tue credenze e i tuoi schemi di pensiero, che però, se ci pensi bene, ogni giorno vengono messi a dura prova e spesso cambiano “naturalmente”.
Probabilmente hai imparato a guidare o ad andare in bicicletta, andando in un altro paese ti sei fatto capire indipendentemente dal fatto che sapessi o meno la lingua, hai fatto cose che non avresti mai pensato possibili soltanto perché qualcosa o qualcuno ti ha tirato in ballo. Credi ancora che i bambini li porti la cicogna? Probabilmente no. Da questa zona di controllo, quindi, entri ed esci continuamente.
Se inizi a ragionare in questo modo, a questo punto la sfida non sta più nel fatto che sei tentato a restare ancorato alla tua zona di comfort. Piuttosto, la sfida sta nell’allenarsi a perdere il controllo in maniera ponderata, dato che comunque la mancanza di controllo è “inevitabile”.
Ci sono persone restie a viaggiare. Poi un bel giorno capita la necessità: per lavoro o per cause di forza maggiore sono “costretti” a prendere un aereo e andare dall’altro lato del mondo. Se però sai già che prima o poi può capitarti una cosa del genere, puoi decidere in anticipo, volontariamente, di fare un week-end in qualche capitale europea di tuo gradimento. Tutto ciò che imparerai durante questo viaggio di piacere, ti sarà prezioso nel caso di un futuro viaggio fatto invece per necessità.
Ecco quindi spiegata la distinzione tra le due zone:
1. nel concetto di zona di comfort è sottinteso un concetto di piacere e stare bene non veritiero, dato che il benessere del restare radicato dentro le proprie abitudini è di breve durata e comporta maggiore dolore quando il cambiamento dobbiamo affrontarlo per necessità. Inoltre, non è vero il fatto che ci sono persone che restano “sempre” all’interno di essa.
2. la zona di controllo invece non attribuisce positività o piacere al concetto stesso, ma serve semplicemente a distinguere tra cose delle quali si ha la padronanza, rispetto a quelle di cui si ha poca dimestichezza. Essendo il cambiamento e la mancanza di controllo naturali,riuscire a perdere il controllo in maniera ponderata, fa sì che la stessa mancanza di controllo diventi controllabile, soprattutto a livello mentale ed emotivo.
Pensa alle tue giornate, e pensa a quante volte sei costretto ad uscire dai tuoi schemi di pensiero, abitudini o attitudini. Noterai che sono molte di più rispetto a quanto immaginassi. Quindi, la prossima volta che sentirai parlare di “zona di comfort” ricordati delle mie parole e sorridi. Allenati volontariamente a perdere il controllo e ad affrontare il cambiamento in maniera pro-attiva. Riuscendo ad acquisire questa abilità ti sarà molto più semplice apportare qualsiasi cambiamento nella tua vita, sia che esso riguardi l’aspetto personale che professionale.
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Zona di comfort: quante volte se ne sente parlare durante i percorsi di Crescita Personale? Sicuramente anche tu l’avrai sentita nominare oppure avrai letto qualcosa sull’argomento. Eppure, dietro questa definizione si nasconde una trappola linguisticache può portarti a digerire difficilmente il cambiamento.
Facciamo un passo indietro però. Cos’è la zona di comfort? Quando parliamo di zona di comfort (conosciuta anche con la definizione inglese comfort zone) ci riferiamo a tutta quella serie di schemi mentali, attività e abitudini alle quali ricorriamo più spesso. Sono tutte quelle azioni con le quali abbiamo confidenza e che svolgendole “ci sentiamo come a casa”.
Il punto è che difficilmente si cresce facendo le stesse cose che si fanno abitualmente. La vera Crescita è al di fuori di quell’area di sicurezza, cioè vivendo esperienze nuove, facendo cose diverse e imparando dai propri errori. Ovviamente tutti siamo abituati a restare all’interno di quella zona, per cui, almeno in teoria, non dovrebbe essere semplice uscirne.
Oltre a questa difficoltà, aggiungiamo anche la trappola linguistica che si nasconde dietro a questa definizione. Pensa ad esempio alla differenza che c’è tra affrontare un lungo viaggio dentro una piccola utilitaria rispetto ad un auto di lusso. Con quale delle due macchine sceglieresti di andare? Molto probabilmente con la seconda, dato che avresti ampi spazi, maggior sicurezza, cura dei particolari, ecc. In altre parole, durante il viaggio godresti di maggiori comfort.
Ecco la trappola linguistica: se stai così comodo dentro la tua zona di comfort, perché uscirne? Chi te lo fa fare? Per quale motivo dovresti rinunciare al comfort per fare qualcosa di diverso?
Uno come Richard Bandler, che la sa lunga sotto l’aspetto della linguistica, essendo il padre dellaPNL – Programmazione Neurolinguistica, definisce questo stesso concetto in un altro modo: zona di controllo.
Zona di comfort vs. zona di controllo. La differenza è sottile.
Allora, facendoti la stessa domanda di prima, per quale motivo dovresti volere uscire dalla zona di controllo? Molto semplice.
Se sei seduto comodamente e piacevolmente sul tuo divano, stai bene e ti godi quella sensazione di comfort, quando mai troverai la voglia di rialzarti?
Il controllo invece è diverso, semplicemente perché lo perdi continuamente, ogni giorno, nei modi più disparati e per motivi di cui tu hai poco o “nessun” controllo. Quindi, la zona di controllo comprende sì le tue abitudini, le tue credenze e i tuoi schemi di pensiero, che però, se ci pensi bene, ogni giorno vengono messi a dura prova e spesso cambiano “naturalmente”.
Probabilmente hai imparato a guidare o ad andare in bicicletta, andando in un altro paese ti sei fatto capire indipendentemente dal fatto che sapessi o meno la lingua, hai fatto cose che non avresti mai pensato possibili soltanto perché qualcosa o qualcuno ti ha tirato in ballo. Credi ancora che i bambini li porti la cicogna? Probabilmente no. Da questa zona di controllo, quindi, entri ed esci continuamente.
Se inizi a ragionare in questo modo, a questo punto la sfida non sta più nel fatto che sei tentato a restare ancorato alla tua zona di comfort. Piuttosto, la sfida sta nell’allenarsi a perdere il controllo in maniera ponderata, dato che comunque la mancanza di controllo è “inevitabile”.
Ci sono persone restie a viaggiare. Poi un bel giorno capita la necessità: per lavoro o per cause di forza maggiore sono “costretti” a prendere un aereo e andare dall’altro lato del mondo. Se però sai già che prima o poi può capitarti una cosa del genere, puoi decidere in anticipo, volontariamente, di fare un week-end in qualche capitale europea di tuo gradimento. Tutto ciò che imparerai durante questo viaggio di piacere, ti sarà prezioso nel caso di un futuro viaggio fatto invece per necessità.
Ecco quindi spiegata la distinzione tra le due zone:
1. nel concetto di zona di comfort è sottinteso un concetto di piacere e stare bene non veritiero, dato che il benessere del restare radicato dentro le proprie abitudini è di breve durata e comporta maggiore dolore quando il cambiamento dobbiamo affrontarlo per necessità. Inoltre, non è vero il fatto che ci sono persone che restano “sempre” all’interno di essa.
2. la zona di controllo invece non attribuisce positività o piacere al concetto stesso, ma serve semplicemente a distinguere tra cose delle quali si ha la padronanza, rispetto a quelle di cui si ha poca dimestichezza. Essendo il cambiamento e la mancanza di controllo naturali,riuscire a perdere il controllo in maniera ponderata, fa sì che la stessa mancanza di controllo diventi controllabile, soprattutto a livello mentale ed emotivo.
Pensa alle tue giornate, e pensa a quante volte sei costretto ad uscire dai tuoi schemi di pensiero, abitudini o attitudini. Noterai che sono molte di più rispetto a quanto immaginassi. Quindi, la prossima volta che sentirai parlare di “zona di comfort” ricordati delle mie parole e sorridi. Allenati volontariamente a perdere il controllo e ad affrontare il cambiamento in maniera pro-attiva. Riuscendo ad acquisire questa abilità ti sarà molto più semplice apportare qualsiasi cambiamento nella tua vita, sia che esso riguardi l’aspetto personale che professionale.
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