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29 aprile 2011

ZONA DI COMFORT E ZONA DI CONTROLLO

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Zona di comfort: quante volte se ne sente parlare durante i percorsi di Crescita Personale? Sicuramente anche tu l’avrai sentita nominare oppure avrai letto qualcosa sull’argomento. Eppure, dietro questa definizione si nasconde una trappola linguisticache può portarti a digerire difficilmente il cambiamento.
Facciamo un passo indietro però. Cos’è la zona di comfort? Quando parliamo di zona di comfort (conosciuta anche con la definizione inglese comfort zone) ci riferiamo a tutta quella serie di schemi mentali, attività e abitudini alle quali ricorriamo più spesso. Sono tutte quelle azioni con le quali abbiamo confidenza e che svolgendole “ci sentiamo come a casa”.
Il punto è che difficilmente si cresce facendo le stesse cose che si fanno abitualmente. La vera Crescita è al di fuori di quell’area di sicurezza, cioè vivendo esperienze nuove, facendo cose diverse e imparando dai propri errori. Ovviamente tutti siamo abituati a restare all’interno di quella zona, per cui, almeno in teoria, non dovrebbe essere semplice uscirne.
Oltre a questa difficoltà, aggiungiamo anche la trappola linguistica che si nasconde dietro a questa definizione. Pensa ad esempio alla differenza che c’è tra affrontare un lungo viaggio dentro una piccola utilitaria rispetto ad un auto di lusso. Con quale delle due macchine sceglieresti di andare? Molto probabilmente con la seconda, dato che avresti ampi spazi, maggior sicurezza, cura dei particolari, ecc. In altre parole, durante il viaggio godresti di maggiori comfort.
Ecco la trappola linguistica: se stai così comodo dentro la tua zona di comfort, perché uscirne? Chi te lo fa fare? Per quale motivo dovresti rinunciare al comfort per fare qualcosa di diverso?
Uno come Richard Bandler, che la sa lunga sotto l’aspetto della linguistica, essendo il padre dellaPNL – Programmazione Neurolinguistica, definisce questo stesso concetto in un altro modo: zona di controllo.
Zona di comfort vs. zona di controllo. La differenza è sottile.
Allora, facendoti la stessa domanda di prima, per quale motivo dovresti volere uscire dalla zona di controllo? Molto semplice.
Se sei seduto comodamente e piacevolmente sul tuo divano, stai bene e ti godi quella sensazione di comfort, quando mai troverai la voglia di rialzarti?
Il controllo invece è diverso, semplicemente perché lo perdi continuamente, ogni giorno, nei modi più disparati e per motivi di cui tu hai poco o “nessun” controllo. Quindi, la zona di controllo comprende sì le tue abitudini, le tue credenze e i tuoi schemi di pensiero, che però, se ci pensi bene, ogni giorno vengono messi a dura prova e spesso cambiano “naturalmente”.
Probabilmente hai imparato a guidare o ad andare in bicicletta, andando in un altro paese ti sei fatto capire indipendentemente dal fatto che sapessi o meno la lingua, hai fatto cose che non avresti mai pensato possibili soltanto perché qualcosa o qualcuno ti ha tirato in ballo. Credi ancora che i bambini li porti la cicogna? Probabilmente no. Da questa zona di controllo, quindi, entri ed esci continuamente.
Se inizi a ragionare in questo modo, a questo punto la sfida non sta più nel fatto che sei tentato a restare ancorato alla tua zona di comfort. Piuttosto, la sfida sta nell’allenarsi a perdere il controllo in maniera ponderata, dato che comunque la mancanza di controllo è “inevitabile”.
Ci sono persone restie a viaggiare. Poi un bel giorno capita la necessità: per lavoro o per cause di forza maggiore sono “costretti” a prendere un aereo e andare dall’altro lato del mondo. Se però sai già che prima o poi può capitarti una cosa del genere, puoi decidere in anticipo, volontariamente, di fare un week-end in qualche capitale europea di tuo gradimento. Tutto ciò che imparerai durante questo viaggio di piacere, ti sarà prezioso nel caso di un futuro viaggio fatto invece per necessità.
Ecco quindi spiegata la distinzione tra le due zone:
1. nel concetto di zona di comfort è sottinteso un concetto di piacere e stare bene non veritiero, dato che il benessere del restare radicato dentro le proprie abitudini è di breve durata e comporta maggiore dolore quando il cambiamento dobbiamo affrontarlo per necessità. Inoltre, non è vero il fatto che ci sono persone che restano “sempre” all’interno di essa.
2. la zona di controllo invece non attribuisce positività o piacere al concetto stesso, ma serve semplicemente a distinguere tra cose delle quali si ha la padronanza, rispetto a quelle di cui si ha poca dimestichezza. Essendo il cambiamento e la mancanza di controllo naturali,riuscire a perdere il controllo in maniera ponderata, fa sì che la stessa mancanza di controllo diventi controllabile, soprattutto a livello mentale ed emotivo.
Pensa alle tue giornate, e pensa a quante volte sei costretto ad uscire dai tuoi schemi di pensiero, abitudini o attitudini. Noterai che sono molte di più rispetto a quanto immaginassi. Quindi, la prossima volta che sentirai parlare di “zona di comfort” ricordati delle mie parole e sorridi. Allenati volontariamente a perdere il controllo e ad affrontare il cambiamento in maniera pro-attiva. Riuscendo ad acquisire questa abilità ti sarà molto più semplice apportare qualsiasi cambiamento nella tua vita, sia che esso riguardi l’aspetto personale che professionale.


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11 aprile 2011

I SENSI DI COLPA

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di Antonio Quaglietta

Crescita personale e sensi di colpa 

Riprendiamo il nostro viaggio nella crescita personale, parlando di sensi di colpa. La nostra tappa di oggi tocca tre concetti fondamentali per sviluppare la nostra umanità, accrescere il benessere e vivere la vita che vogliamo. È, a mio avviso, vitale promuovere una discussione sui sensi di colpa partendo da tre concetti spesso assimilati, confusi o addirittura usati come sinonimi. La confusione emotiva e il malessere che può derivare da quest’assimilazione è davvero degna di nota.

I tre concetti che è bene indagare, separare e riconoscere nella loro natura peculiare sono:
  • Colpa 

  • Responsabilità

  • Sensi di colpa

Che si tratti di relazioni di coppia, familiari, di rapporti di amicizia e ancor più del rapporto con noi stessi, questi tre personaggi spesso sono parte della storia… conosciamoli.

La colpa

figura alta e imponente, dura e antipatica ma dai lineamenti ben definiti… dunque, gestibile e affrontabile.
Eh sì, quando la colpa c’è si vede: riguarda fatti e persone cui causiamo reali danni. Siamo colpevoli di azioni quando queste vanno contro qualcosa o qualcuno a sua volta chiaramente identificabile. La colpa è un concetto soprattutto giuridico. Se rubo la pensione a un’anziana signora sono colpevole del danno (non solo economico) causato alla malcapitata. Sento la mia colpa perché ho la capacità di immedesimarmi nell’altra persona e “sentire” empaticamente come quest’azione le abbia modificato la vita.
La colpa dà sempre anche la possibilità di azioni riparatorie: restituire la pensione, chiedere scusa, scontare una pena, pentirsi, perdonare e perdonarsi. Tutto questo mi dà la possibilità di tornare “in pari” con me stesso, di apprendere e di crescere.

I sensi di colpa

ombre sfumate, sfuggenti, avvolgenti come scialli, pesanti sullo stomaco, pungenti come una spina... tortura lenta e continua.
Come la definizione stessa mostra, i sensi di colpa sono una “sensazione” di colpa, un “sentire” un errore dentro di noi, anche se colpa reale non c’è.
In realtà non c’è un danno oggettivo a persone, non una precisa colpa ma c’è una categorica punizione che ci si infligge: vergogna, inadeguatezza e una sensazione cronica che ci blocca impedendoci scelte, comportamenti, a volte anche sensazioni. La paura che li scatena è quella del giudizio degli altri, di rovinare la nostra immagine e di subire la conseguente ferita narcisistica.
“Cosa penseranno di me?”… “Diranno che non sono buona!”.
Tutto questo avviene nella nostra mente non nella relazione.

Nelle relazioni, proprio per la loro alta capacità di inibire, i sensi di colpa sono uno strumento di potere. 

Facendo sentire in colpa l’altro se agisce come a me non piace, lo controllo senza mostrargli apertamente una mia richiesta e senza dargli la possibilità di ribellarsi e rifiutare.


Un bel senso di colpa e il problema è risolto. Ricordiamo però che gli altri possono farci male nella misura in cui glielo permettiamo: qualcuno può “regalarmi” un bel senso di colpa, sta a me poi accettare e prenderlo. 


Negli ultimi dieci anni di attività di formazione ma soprattutto in Counseling e Coaching ho potuto notare come i sensi di colpa sono molto frequenti nelle coppie, nelle famiglie, ma anche sul lavoro e nei rapporti di amicizia. Sembrano essere una pratica di controllo socialmente accettata, anche se provocano dolore, sofferenza e rabbia.

Impariamo a distinguere i sensi di colpa con degli esempi reali.

Provo senso di colpa se:

“passo una serata gioiosa ed entusiasmante senza il mio partner”
“non mi occupo del lavoro anche di altri che non fanno niente”
“non chiamo mia madre ogni sera”
“sto bene e mi sento spensierata”
“non mi preoccupo per i miei figli”
“non vado a pranzo dai miei la domenica”
“mi sento in colpa perché vivo di sensi di colpa”
In questi pochi esempi di sensi di colpa, possiamo notare come non c’è un reale danno causato a qualcuno se non a se stessi. La relazione con le persone cui il senso di colpa si riferisce, inoltre, si caricherà di rabbia e negatività perché la vedremo come una relazione che ci toglie libertà; essere schiavi non piace a nessuno.
  La responsabilità
erroneamente assimilata a colpa e sensi di colpa, è invece un concetto quasi opposto rispetto ai due. Essere responsabili della propria vita e delle proprie azioni implica un agire in modo autonomo e consapevole, percependo sempre molte possibilità e libertà di scelta. Agire responsabilmente significa assumersi le implicazioni delle proprie scelte e delle proprie azioni. L’azione responsabile c’è quando siamo consapevoli che al timone ci siamo noi e possiamo costantemente aggiustare il tiro, in base al ritorno che ogni azione produce. I sensi di colpa, come abbiamo visto, rendono schiavi e paralizzano dunque tolgono la possibilità di agire responsabilmente.

Una persona può agire tanto più responsabilmente quanto meno sente sensi di colpa.

  L’agire responsabile cancella i sensi di colpa poiché prevede sperimentazione, assunzione di rischi che inevitabilmente ci sono nella vita e nelle relazioni, accrescimento della consapevolezza sui propri copioni relazionali, apprendimento di nuove modalità di relazione, crescita. I sensi di colpa sono una pesante zavorra che impedisce tutto questo.
 

Passiamo all’azione: gestiamo il senso di colpa!

Ti propongo, come sempre, un esercizio pratico:
  1. Rintraccia i tuoi personali sensi di colpa;
     
  2. Per ognuno dei sensi di colpa cerca la colpa “reale”;
     
  3. In quelli per cui non c’è una colpa reale, un danno oggettivo, molla la zavorra dicendoti che è arrivata l’ora di riprenderti la tua libertà personale e relazionale;
     
  4. In quelli per cui c’è una colpa reale, trova una giusta “pena” da scontare, un’azione riparatoria (le scuse fatte col cuore sono un vero antidoto in questo caso), apprendi per agire responsabilmente in situazioni simili, perdonati, cresci e vai avanti.   
 

10 aprile 2011

L'INSUCCESSO NON ESISTE

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Thomas Edison trascorse molto tempo a inventare la prima lampadina.
Delle voci sostengono che fece duemila esperimenti per perfezionarla.
Alla conferenza stampa per lanciare la sua nuova invenzione, un giornalista girò il coltello nella piaga: "Dica, Mr. Edison, come si è sentito a fallire duemila volte nel fare una lampadina? "Giovanotto", disse Edison, "Io non ho fallito duemila volte nel fare una lampadina; semplicemente ho trovato millenovecento-novantanove modi su come non va fatta una lampadina.

8 aprile 2011

CAMBIAMENTI

I’m starting with the man in the mirror
I’m asking him to change his ways
And no message could have been any clearer

If you wanna make the world a better place

Take a look at yourself and then make a change




Inizio con l'uomo allo specchio
Gli chiedo di fare dei cambiamenti
e nessun messaggio potrebbe essere più chiaro
Se vuoi fare del mondo un posto migliore
Osserva te stesso e cambia


 (The man in the mirror - Michael Jackson)