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28 novembre 2010

15 CENTESIMI

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Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.
"Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?".
"50 centesimi" replicò la cameriera.
Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.
"Quanto costa una porzione di gelato normale?" s'informò.
Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po' impaziente.
"35 centesimi" disse bruscamente.
Il ragazzino contò ancora le monete. "Prendo il gelato normale" disse.
La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò. Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò. Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c'erano 15 centesimi, la sua
mancia.

Autore: Bruno Ferrero - Libro: L'Importante è la Rosa

26 novembre 2010

METAFORA DELLA VITA

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Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì.
Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di sì.

Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.
Allora il Professore tirò fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versò  completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.
Gli studenti risero.
“Ora,” disse il Professore non appena svanirono le risate, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita. I sassi sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli – le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena. I piselli sono le altre cose per voi importanti:come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto… le piccole cose.”
“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò il Professore “non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura dei sassi per prima – le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia.”
Una studentessa allora alzò la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra. Il Professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perché c’è sempre spazio per un paio di birre.”
 

24 novembre 2010

COMUNICAZIONE VINCENTE

Gestire il potere con gli altri e non sugli altri.
E’ molto diffusa la convinzione che gridando più forte, sottolineando il proprio io, tendere ad imporre la propria visione delle cose, sia il mezzo migliore per raggiungere obbiettivi, non solo rispetto alla propria sicurezza personale o al proprio benessere, ma anche rispetto a valori alti o ideali che si vogliono raggiungere. E’ opinione radicata che vince chi produce più conflitto o prevarica.
In realtà la massima attuazione del potere si raggiunge quando viene gestito con gli altri e non sugli altri. Avere “potere con” ririchiede l’apprendimento di numerose competenze: la capacità di valorizzare e gioire delle differenze, una comunicazione che permetta di creare relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci, la consapevolezza del valore e dell’interdipendenza tra tutti gli essere umani.
Gestire il “ potere con” richiede un linguaggio collegato ai proprio bisogni e sentimenti.
Da uno a 10, quanto conosci dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri nel momento in cui ti rapporti con qualcuno? Quante volte esprimi ciò che provi ? Ti capita mai di chiederti (o di chiedere all’altro) di cosa hai bisogno e che cosa provi? Certo, può essere faticoso raggiungere chiarezza e forza comunicativa, ma questo processo permette di aumentare il nostro potere di influenzare .
Il potere di influenzare il prossimo si riduce notevolmente quando ci basiamo sulla debolezza della critica, dell’insulto, dell’offesa o addirittura dell’annientamento di coloro che non fanno o non si comportano in base a ciò che desideriamo.
Quello che penso (giudizi, interpretazioni) di una persona influenza il modo in cui mi rivolgo a lei, e se ho l’idea che l’altro stia facendo qualcosa di sbagliato automaticamente diventerà “il nemico”. Come trasformare quest’immagine “negativa” dell’altro? Trasformando l’immagine del nemico nei miei bisogni e nei miei sentimenti. Provando a collegarsi ai nostri bisogni non soddisfatti e che stiamo esprimendo in termini di qualcosa di sbagliato nell’altra persona.
Domande chiave:
  1. Che cosa voglio che l’altra persona faccia di diverso da quello che sta già facendo?
  2. Che motivi voglio che l’altra persona abbia per fare quello che le chiedo di fare?
  3. Per quale motivo voglio che lo faccia?
  4. Sono sullo stesso piano di importanza il mio bisogno e quello dell’altro?
  5. Perché gli altri si dovrebbero fidare di me? Io mi fiderei di me se…?
Aumentiamo il nostro potere con le persone se facciamo in modo che le persone cambino il loro comportamento perché vedono la loro azione rendere la vita più bella per loro e per gli altri.
Fonti: Marshall B. Rosenberg ideatore della comunicazione non violenta 
  Leggi l'originale

22 novembre 2010

DORMIRE RAFFORZA LA MEMORIA E FAVORISCE IL PENSIERO CREATIVO


Quante volte diciamo, alla vigilia di una importante decisione, che preferiamo 'dormirci su'?
A leggere i risultati di un recente studio potrebbe essere una scelta estremamente costruttiva.
Jessica D. Payne della University of Notre Dame ed Elizabeth A. Kensinger del Boston College hanno studiato cosa accade al nostro cervello quando dormiamo e hanno scoperto che vengono attivate alcune aree cerebrali dove risiedono le principali funzioni legate alla memoria e alle emozioni.
Non c’è dubbio che dormire aiuti a fissare nel cervello alcuni dati che verranno poi recuperati all’occorrenza in futuro: insomma, il sonno favorisce il processo di memorizzazione e, cosa più importante, aiuta il cervello a riorganizzare la memoria”, ha spiegato la Payne su Current Directions in Psychological Science, la rivista ufficiale dell'Association for Psychological Science.
Le due studiose hanno scoperto che il sonno non solo aiuta a memorizzare, ma permette al cervello di estrapolare dal ricordo significativi dettagli emozionali, di riorganizzare la memoria alla luce di queste nuove informazioni e di dar vita a nuove idee creative.
La studiosa ha spiegato che “comunemente si pensa che se una persona sta dormendo non sta facendo niente, invece il suo cervello è molto impegnato ad elaborare le informazioni e a riorganizzare la memoria”: durante il sonno non si fissano semplicemente i ricordi, ma si riorganizzando le informazioni, si estrapolano quelle più importanti e si diventa più creativi.

 Fonte originale

19 novembre 2010

NASCONDINO DEI SENTIMENTI

Raccontano che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità delle persone. Quando la noia si fu presentata per la terza volta, la pazzia, come sempre un po' folle, propose: "Giochiamo a nascondino!"
L'interesse alzò un sopracciglio e la curiosità senza potersi contenere chiese: "A nascondino? Di che si tratta?"
"È un gioco, - spiegò la pazzia - in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 1000000 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco."
L'entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall'euforia.
L'allegria fece tanti salti che fini per convincere il dubbio e persino l'apatia alla quale non interessava mai niente... Però non tutti vollero partecipare. La verità preferì non nascondersi. Perché, se poi alla fine tutti la scoprono? La superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arrischiarsi.
"Uno, due, tre..." - cominciò a contare la pazzia.
La prima a nascondersi fu la pigrizia che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso.
La fede volò in cielo e l'invidia si nascose all'ombra del trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sulla cima dell'albero più alto.
La generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici.
Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la volutta'. Una folata di vento? Magnifico per la libertà.
Cosi la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.
L'egoismo, al contrario trovo subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per sè.
La menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l'arcobaleno).
La passione e il desiderio al centro dei vulcani.
L'oblio...non mi ricordo...dove?
Quando la pazzia arrivò a contare 999999 l'amore non aveva ancora trovato un posto ove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finche scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori.
"Un milione!" - contò la pazzia. E cominciò a cercare.
La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra.
Poi udi' la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e senti vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani.
Per caso trovò l'invidia e poté dedurre dove fosse il trionfo.
L'egoismo non riuscì a trovarlo. Era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c'era un nido di vespe.
Dopo tanto camminare, la pazzia ebbe sete e nel raggiungere il lago scopri la bellezza.
Con il dubbio le risultò ancora più facile, giacche lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.
Alla fine trovò un po' tutti: il talento nell'erba fresca, l'angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l'arcobaleno e infine l'oblio che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino.
Solo l'amore non le appariva da nessuna parte...
La pazzia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muoverne i rami.
Quando, all'improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell'amore...!
La pazzia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pianse, pregò, implorò, domandò perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida.
Da allora, da quando per la prima volta si giocò a nascondino sulla terra, l'amore è cieco e la pazzia sempre lo accompagna.



Fonte Web 
 

18 novembre 2010

LE TRE COSE CHE NON DEVI PENSARE DI TE


1. Non Me Lo Merito:

Non pensare mai di non meritare quello che desideri.
Una persona in equilibrio con se stessa, si assume la responsabilità delle sue azioni ma non ha sensi di colpa.
Il senso di colpa, non ha risvolti positivi, cerca la punizione e quindi causa sempre dolore.
Il senso di colpa è un piccolo strumento di precisione che si può usare quando non si vuole assumere le responsabilità della propria vita. Usatelo ed eviterete ogni rischio, ma impedirete a voi stessi di crescere.
(Wayne W. Dyer).

2.Non Ne Sono Capace

In psicologia suddivide la mente in 2 livelli uno conscio e un inconscio, se potessimo dimensionare la mente, la parte inconscia sarebbe il 99% del totale.
Le parole hanno un valore relativo, ma un uomo diventa ciò che pensa, noi siamo i nostri pensieri.
Quando un’idea si fissa nella nostra mente, si trasforma realmente in uno stato fisico o mentale.
Se vuoi cambiare la tua realtà, devi cambiare l’immagine che hai di te stesso nel tuo inconscio, quindi evita di darti etichette e romperai le tue credenze limitanti.

3.Ho Paura di Fallire

Se temi il fallimento, dovresti sapere che le persone di maggior successo hanno fallito molte volte.
Thomas Alva Edison, fallì la bellezza di 10 mila volte prima di perfezionare la lampadina elettrica.
Ma continuò a provare e a riprovare, e ora tutti noi beneficiamo della sua geniale invenzione.
Il timore del fallimento crea ansia, rende insicuri e talvolta troppo aggressivi.
La cosa importante non è il non sbagliare mai, missione improponibile per noi umani, ma sapere che comunque vada non perderemo determinazione e fiducia.
Amare se stessi, è accettare le proprie imperfezioni.
Ed infine sostituisci la parola dovrei con potrei, dovrei implica giudizi e la possibilità di sbagliare, potrei ti restituisce la possibilità di scelta.

Fonte originale 

16 novembre 2010

PERCHE' LASCIARE ANDARE


  1. Lasciar andare non significa smettere d’aver cura, ma comprendere che non si può agire al posto degli altri.
  2. Lasciar andare non è chiamarsi fuori, ma rendersi conto che non si possono controllare gli altri.
  3. Lasciar andare non è far sì che gli altri imparino dalle naturali conseguenze dei loro atti, ma permettere loro di farlo.
  4. Lasciar andare non è un’ammissione d’impotenza, ma comprensione che il risultato non dipende da noi.
  5. Lasciar andare non è biasimare gli altri o cercare di cambiarli, ma tirar fuori il meglio da se stessi.
  6. Lasciar andare non è giudicare, ma permettere agli altri di essere umani.
  7. Lasciar andare non è mettersi in mezzo a dirigere tutto ma permettere agli altri di compiere i loro destini.
  8. Lasciar andare non è non essere protettivi, ma permettere agli altri di affrontare la realtà.
  9. Lasciar andare non è negare, ma accettare.
  10. Lasciar andare non è brontolare, riproverare o discutere, ma vedere i propri difetti e correggerli.
  11. Lasciar andare non è conformare ogni cosa ai propri desideri, ma prendere ogni giorno come viene avendo cura di se stessi.
  12. Lasciar andare non è criticare o mettere a posto gli altri, ma cercar di diventare ciò che si aspira ad essere.
  13. Lasciar andare non è piangere sul passato, ma crescere e vivere per il futuro.
  14. Lasciar andare è aver meno paura e amare di più.
  15. «Amare è lasciar andare la paura».
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15 novembre 2010

I METAPROGRAMMI

I metaprogrammi sono mappe delle mappe, metastrategie, in altre parole gli automatismi attraverso cui una persona decide quale strategia adottare.

Hanno origine dal lavoro svolto da Carl Gustav Jang, esposto nel libro “Tipi psicologici” edito nel lontano 1923. In seguito, Richard Bandler elaborò un suo sistema che diede vita ai metaprogrammi in PNL.

In parole povere, i metaprogrammi sono i filtri che utilizziamo per scegliere verso cosa prestiamo attenzione. In questo modo eliminiamo delle parti oggettive della realtà, creando una mappa personale, soggettiva.

Dunque, i metaprogrammi sono schemi di comportamento standardizzati, anche se possono cambiare con il tempo e, soprattutto, alterarsi in base allo stato d’animo del momento.

I metaprogrammi sono le porte di accesso alle mappe degli altri, poiché ci permettono di analizzare e identificare gli stili di pensiero e di apprendimento delle persone. Conoscere questi schemi può aiutarci a prevedere le azioni delle persone con le quali ci relazioniamo.
Infatti, questi schemi indicano come ciascuno struttura la propria mappa mentale del mondo e nello stesso tempo come sceglie ed organizza le proprie esperienze.

Eccoti i metaprogrammi più importanti:

Chunk Up – Chunk Dow. Se stai parlando con un C.U. tenderà a tralasciare i dettagli e vorrà andare subito al sodo. Viceversa, se Ti relazioni con un C.D. si soffermerà sui molti particolari del progetto che Ti sta presentando, facendo una lunga e dettagliata premessa;

In Time – Through Time. Chi ama vivere nel presente, ha un metaprogramma I.T. Viceversa, chi ama pianificare il futuro, ha un metaprogramma T.T.;

Associato – Dissociato. Alcune persone amano vivere la realtà associandosi alle emozioni. Viceversa, vi sono persone che sono più razionali, più distaccate, quindi: dissociate;

Procedurale – Opzionale. Questo è un filtro motivazionale e si riferisce a come le persone agiscono. Gli opzionali sono coloro che agiscono immediatamente di fronte ad uno stimolo. Mentre il procedurale ha bisogno di compiere una serie di passaggi prima di agire;

Andare verso – Via da. Anche questo è un metaprogramma legato alla motivazione. Alcune persone vanno verso la ricerca di esperienze piacevoli e sono motivate soprattutto dal desiderio di raggiungere determinati traguardi. Altri, al contrario, focalizzano la propria attenzione sui rischi e agiscono preoccupandosi di evitare situazioni spiacevoli, quindi scappano da qualche cosa;

Filtro di Autorità. Ogni persona ha un’autorità cui si riferisce, cui si fida. Prima di fare una cosa, una scelta, un acquisto, consulta quella determinata autorità. Che può essere un amico, dei dati statistici, i mass media, le proprie esperienze, ecc:

In accordo – Disaccordo. Questo tipo di metaprogramma si riferisce allo stile relazionale delle persone. Avrai sicuramente conosciuto persone che tendono ad essere sempre in accordo con gli altri e persone che invece, fanno i bastian contrario” e indipendentemente dal contenuto, sono sempre in disaccordo;

Essere – Avere. Ci sono persone che paradossalmente, prima di avere una cosa, debbono desiderarla moltissimo, queste sono denominate Essere. Gli Avere, invece, debbono possedere subito il loro oggetto del desiderio e se non ci riescono, con il tempo perdono interesse nei suoi confronti;

Contro. Solitamente chi ha questo metaprogramma è motivato ad agire contro un qualcosa. Per esempio: un ideale, un comportamento, un’ingiustizia, ecc. Non tutte le persone hanno questo metaprogramma;

Familiarità – Novità. Alcune persone sono maggiormente sensibili alle novità, anzi, le ricercano. Altre preferisco le cose che conoscono già e vanno sempre alla ricerca di qualcosa di familiare.

In chiusura, permettimi di evidenziare come sia fondamentale l’importanza della conoscenza dei metaprogrammi per comunicare e relazionarsi al meglio con gli altri. Affermerei che è quasi indispensabile.

Conoscevi i metaprogrammi? Lasciami un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”
Autore degli ebook Donne in Crisi e Penso Positivo

14 novembre 2010

IL SIGNIFICATO DELLE STRETTE DI MANO NELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE

di Vincenzo Fanelli

Nelle relazioni le strette di mano rivestono un ruolo importante in quanto ci permettono di comprendere una serie di importatanti elementi che riguardano il nostro interlocutore.
Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.
Le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il superlogico (o supercalcolatore).
1)       Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.
2)       Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).
3)       Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.  
Esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore.  Immaginate due che vanno in ruolo down:a)       dove andiamo stasera?b)       dai decidi tua)       ma no dai, decidi tub)       no no….decidi tua)       no dai…decidi tub)       ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione.  Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.
a)       stasera voglio mangiare una pizza
b)       no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco
a)       no! Io preferisco la pizza!
b)       Non ci capiamo: io voglio pesce!
a)       sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!!
b)       Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?
Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro.   Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.    
1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza
Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.    
2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente
Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.    
3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione
 È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta.  In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’
Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore. 

12 novembre 2010

DOPO IL SESSO LE DONNE AMANO LE COCCOLE, GLI UOMINI IL TE'

Come diceva John Gray, gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere. Questo perché si vive quasi sue due pianeti distinti (e distanti). Si è diversi in molte cose anche se, spesso, piacevolmente complementari.


A confermarcelo è un’ulteriore ricerca condotta in Pennsylvania che afferma che si è discordi anche nel modo di vedere il sesso. Anzi, per essere più precisi, nel modo di vivere il “dopo-sesso”. Già, perché a quanto pare le donne non aspettano altro che coccole dal proprio partner, mentre l’uomo gradirebbe di più una tazza di tè. Ma non solo il tè, anche una bella sigaretta o un bel drink. In sostanza, tutto fuorché la propria donna…

«Sia che si tratti di un rapporto [amoroso] di breve o lunga durata, le donne vorrebbero ancoraavere un rapporto intimo con il proprio partner. È più probabile che abbiano ancora voglia di essere baciate, di avere coccole e di dichiarare il loro amore, dopo il sesso», spiega la dottoressa Susan Hughes dell’Albright College in Pennsylvania, «È anche  che desiderino tutto ciò che ha a che fare con l’intimità», aggiunge.

Secondo lo studio, pubblicato sul Journal of Sex Research, le donne possono usare tanti metodi pervalutare se un uomo è un buon partito per divenire un partner a lungo termine, grazie alla capacità di essere più o meno dolce durante e, soprattutto, alla fine del rapporto sessuale. Se lo è allora è anche un buon padre, ritengono le donne oggetto dello studio. Gli uomini che seguono solo il loro istinto, invece, non sarebbero portati ad avere una famiglia.

In una cosa, invece, sono d’accordo sia l’uomo che la donna. Ed è sulla frase che è ancora oggi, dopo tanti anni, è sempre in auge: “Ti amo”. Entrambi i sessi asseriscono che ripetersela più volte è molto importante.
Bé, dobbiamo ammettere che, a parte questo piccolo punto d’accordo, l’uomo in certe situazioni può essere poco simpatico nei confronti della donna. Ma se la natura li ha concepiti così, non possiamo farci niente, forse. Anche perché a “concepirli”… è sempre una donna(!).

11 novembre 2010

COME AVERE UNA STORIA D'AMORE DURATURA

Stando ad uno studio americano, a determinare la durata della relazione è il corteggiamento iniziale

Uno studio americano avrebbe evidenziato il legame esistente tra la durata di una relazione sentimentale ed il corteggiamento iniziale. Sarebbe infatti il tipo di corteggiamento a determinare la durata della storia d’amore. Lo studio è stato pubblicato sulle pagine di ‘Communication Quarterly’.

Stando alla ricerca, i fondamentali approcci sarebbero cinque:

- Corteggiamento fisico, il classico innamoramento dovuto all’attrazione sessuale ed al linguaggio del corpo;
- Corteggiamento tradizionale, l’uomo conduce il gioco cercando di attrarre l’esemplare femminile da lui scelto;
- Corteggiamento educato, anche qui è l’uomo a condurre il gioco, ma lo fa nel pieno rispetto del galateo;
- Corteggiamento sincero, in questo caso il soggetto manifesta subito le sue intenzioni ;
- Corteggiamento giocoso, è il classico corteggiamento in cui si cerca di attrarre la persona scelta attraverso la simpatia ed il divertimento.

La ricerca: per lo studio i ricercatori, coordinati da Jeffrey Hall dell’University of Kansas di Lawrence (USA), si sono avvalsi di un gruppo di 5'100 persone. A queste persone è dunque stato chiesto di compilare un questionario in cui si chiedeva quale fosse il comportamento tipico delle fasi iniziali del corteggiamento.

Una volta ottenuti i questionari compilati, i ricercatori hanno provveduto ad analizzare le varie risposte tenendo in considerazione l’età ed il sesso del soggetto in questione. Una volta analizzati tutti i questionari, si è potuto appurare che ogni singola persona poteva essere collocata in uno delle cinque categorie di cui sopra.

La conclusione degli studiosi è che le relazioni che durano maggiormente sono quelle che iniziano con corteggiamenti basati sulla passione, quindi fisico, o sulla sincerità (quest’ultimo è più tipico nelle donne che non negli uomini). 




Leggi l'articolo originale
 



10 novembre 2010

TRUCCHI DI BELLEZZA...PER L'ANIMA

- Per avere labbra attraenti, pronuncia parole di tenerezza.
- Per avere occhi preziosi, cerca quello che c'è di buono nella gente.
- Per avere una silhouette snella, condividi il tuo cibo con chi soffre la fame.
- Per avere bei capelli, lascia che un bambino passi le sue dite tra di essi una volta al giorno.
- Per avere una buona posa, cammina sapendo che non cammini mai sola.
- La gente, molto più che le cose, deve essere restaurata, rivissuta, reclamata e redenta; non rifiutare mai nessuno.
- Ricorda sempre che una mano che ti aiuta la trovi sempre all'estremo del tuo braccio.
- Man mano che invecchi, scoprirai di avere due mani, una per aiutare te stesso e l'altra per aiutare gli altri.
- La bellezza di una persona non sta nei vestiti che porta, la figura che ha o come si pettina.
- La bellezza di una persona deve essere cercata nei suoi occhi che sono la porta di accesso al suo cuore, il posto dove risiede l'amore.
- La bellezza di una persona non sta nei tratti del suo viso, la sua vera bellezza si riflette nella sua anima. Sta nell'attenzione che dà con amore, nella passione che mostra.
- La bellezza di una persona aumenta col passare degli anni.

9 novembre 2010

DIMMI COME DORMI E TI DIRO CHI SEI

Ogni persona ha le proprie abitudini, anche in fatto di abbigliamento notturno e il modo in cui ci vestiamo o svestiamo indica come ci lasciamo andare all’intimità del sonno o come ci difendiamo da essa. Se poi condividiamo il letto con il nostro partner, il coprirsi o scoprirsi ha molto a che vedere con come ci vediamo, come siamo e come ci rapportiamo agli altri. Con questo articolo non vogliamo per forza fare un trattato di psicologia, ma può essere divertente capire come probabilmente si è, in base alla nostra “toeletta” notturna.
In pigiama
L’uomo che dorme con il pigiama è l’ex bambino cresciuto, quello che andava bene a scuola e prendeva bei voti; molto rigoroso e dà parecchia importanza alla forma in ogni momento della giornata. È un uomo corazzato che tende ad isolarsi dai contatti con la partner (se c’è) e con il resto del mondo, perché ha paura di lasciarsi andare alle emozioni.
La donna che dorme in pigiama, invece, oltre che avere caratteristiche simili all’uomo appena descritto, prende anche le distanze dalla propria femminilità. Può essere una personalità distante che preferisce dissimulare le forme femminili sotto una corazza dall’aspetto maschile. Oppure può temere la sessualità adulta e quindi protegge il proprio corpo dal contatto.
Senza veli
L’uomo che dorme nudo è caloroso in tutti i sensi, passionale e un po’ esibizionista; ama il suo corpo e il contatto con le lenzuola ed eventualmente con la partner. Ha un’apertura sia corporea che emotiva, solitamente equilibrato e consapevole della sua sessualità, può avere un certo fastidio per tabù e regole.
La donna che dorme senza veli è sicura di sé, non ha problemi con il proprio corpo e dimostra atteggiamenti di apertura verso la vita e la sessualità.
A torso nudo
L’uomo che dorme con la sola parte sotto e lascia scoperto il petto è rigoroso, simile al corazzato, ma più aperto. Solitamente è razionale, lascia spazio alla parte conscia della sua psiche, ed è una persona che generalmente ama apparire ed essere protagonista.
La donna che espone il proprio seno nel letto è libera; talvolta narcisista e spesso si compiace di se stessa mostrando il suo seno. È aperta alle relazioni affettive e sociali, ma vuole tenere tutto sotto controllo, senza lasciar fluire completamente le sue pulsioni.
Con la maglietta
Si tratta di un modo per essere formale sopra e libero sotto: la parte sessuale è pronta a reagire agli stimoli, ma la maglietta serve da riparo. Può spesso indicare che quanto si pensa è diverso da ciò che si sente.
L’uomo che dorme così è sessualmente equilibrato.
La donna in maglietta descrive una persona che lascia aperta la possibilità di una comunicazione istintiva, ma ripara i sentimenti con la maglietta che le conferisce un aspetto formale.
Con gli slip
L’uomo che dorme in slip sfugge a tutte le categorie, forse anche nella vita; rimane in mutande, un modo abbreviato per dormire, e quello che mostra o nasconde è quasi casuale. È un uomo disimpegnato, anche nella vita sessuale.
La donna che dorme solo con le mutande ha un atteggiamento sì libero, ma anche igienico; ha qualcosa di destrutturato e nello stesso tempo di infantile. Il seno scoperto indica apertura ed estroversione, ma se si scende a livello istintivo si trova un freno.
Canottiera e slip/pantaloncino
L’uomo che dorme così è rigoroso formale e riparato: la sua tenuta lascia liberi, rimanendo però coperti. Un uomo un po’ bambino, che si affaccia all’età adulta e lo fa in modo timoroso.
La donna abbigliata così fa finta di essere libera, ma in realtà ha una gran corazza: talvolta una vera e propria cintura di castità.
Imbacuccati
Se l’uomo indossa di tutto e di più per andare a dormire nasconde il corpo per paura: non vuole sentirsi invaso e rifiuta ogni contatto fisico. È probabilmente una persona timorosa che cerca sempre un riparo e un nascondiglio per sentirsi al sicuro.
La donna che dorme super vestita rimanda all’immagine delle fiabe, dei sogni, o delle nonne. Rivela una componente sognatrice, legata all’infanzia e un’altra incline alla femminilità più tradizionale. Ma se sotto a tutto è nuda e non porta biancheria è sessualmente più libera di quanto non si creda.

Autore: Bianca Maria Fracas - Psicologa e consulente sessuale

8 novembre 2010

CONSIGLI PER CONDURRE UNA VITA PIU' RILASSATA

Il Relax non è un lusso,è una necessità. È l’investimento più significativo che si possa fare per il nostro benessere. I benefici sono tanti,troppi,provo ad elencarne alcuni .Il relax, praticato regolarmente e in modo corretto, ti permette di pensare più chiaramente, riduce lo stress, aumenta i livelli di energia, accelera la guarigione e rafforza il sistema immunitario.
Se stai pensando di non aver tempo per rilassarti, allora questo è il un campanello d’allarme che indica che ne hai bisogno e tanto!! I seguenti suggerimenti ti aiuteranno a gettare le basi per una vita più rilassata.
1 – OCCUPATI DEL TUO FISICO
Mangi in modo sano ? Oppure stai assumendo stimolanti artificiali come zucchero, caffeina, alcool per sentirti più energico? Hai una buona qualità del sonno? Fai attività fisica regolarmente?
Tutte le tecniche di rilassamento del mondo non ti aiuteranno se le basi fisiche non sono a posto.
2 – OCCUPATII DELLA TUA MENTE
Psicologi quali Joe Griffin e Ivan Tyrrell hanno individuato i bisogni emotivi che tutti gli esseri umani condividono – sicurezza, controllo; attenzione (dare e ricevere), connessione ad altri; stato; realizzazione; scopo. La chiave per una vita rilassata è garantire che questi bisogni siano tutti soddisfatti in maniera adeguata. Riesamina la tua vita e verifica che sia così, e pensa alla maniera di affrontare tutte quelle zone che fin’ora hai trascurato.
3 – SPETTA A TE
Trova qualcosa che assorba la tua attenzione e che ti stimoli in modo sano,per esempio iscriviti a un corso di yoga, fai sport o passeggiate;potresti iscriverti a un corso di pittura,scultura,leggere libri, ecc.
4 – SPEGNI!!
La tv, ahimè, non è un modo particolarmente buono per rilassarsi, visto che è del tutto passiva e esaurisce i  meccanismi di attenzione. Ecco perché ti senti stano dopo una serata accasciato sul divano.
Non c’è bisogno di essere drastici, un po’ di TV non fa male. Ma evitiamo di farla diventare la nostra alleata preferita quando abbiamo bisogno di relax.
5 – PRATICA LA MEDITAZIONE
Qualunque sia la situazione in cui ti trovi,passerà! :)

7 novembre 2010

SEDUZIONE NELLA VITA QUOTIDIANA

In PNL si parla di rapport. Con questo termine si intende l'istaurarsi di una
particolare sintonia con il proprio interlocutore. Due persone che si stimano o che si vogliono
bene sono già naturalmente in uno stato di profondo rapport tra di loro.
Non so se avete mai osservato attentamente due amici, se lo avete fatto avrete forse notato
che oltre ad intendersi alla meraviglia sul piano verbale o di contenuto sono in sintonia anche
sul piano non verbale: camminano in modo simile oppure assumono le stesse posture, oppure
si grattano nello stesso identico momento, in altre parole, si rispecchiano istintivamente l'un
l'altro e maggiore è il feeling e maggiore è il rispecchiamento.
Consci di questo particolare meccanismo i terapeuti, i comunicatori, i venditori ne fanno un uso
consapevole per istaurare immediatamente un rapporto di fiducia ed entrare in breve tempo in
sintonia con l'interlocutore. Questa tecnica è chiamata ricalco e può realizzarsi a diversi livelli:
• ricalco verbale : uso di alcune frasi che usa l'interlocutore o alcuni predicati che fanno
riferimento allo stesso sistema rappresentazionale (visivo, uditivo, cenestesico) oppure
ricalco di convinzioni, valori e credenze
• ricalco paraverbale: ricalco del volume, del tono, del ritmo, della velocità, delle pause
• ricalco non verbale: ricalco le posture, la gestualità, il respiro fino ai microcomportamenti
(mimica facciale, movimenti degli occhi, tensione muscolare).
L'istaurazione di un legame empatico risiede probabilmente nella stimolazione del sistema
parasimpatico a motivo di una sottile sincronizzazione che viene percepita a livello inconscio.
In tal modo l'interlocutore non si sente in pericolo e gli pare di essere veramente compreso e
ascoltato.
A livello inconscio ciò che ci somiglia ci è familiare e ciò che ci è familiare ci tranquillizza,
facendoci abbassare le difese.
Questo principio può essere usato negli interrogatori quando si fa il "gioco delle parti" nel quale
un individuo si mostra particolarmente aggressivo mentre l’altro (che in realtà è d’accordo con
il primo) appare decisamente amichevole. È anche il caso del venditore che si mette dalla parte
del cliente e fa finta di convincere il principale a concedere una "favoloso sconto".
In termini di PNL il linguaggio è la mappa della mappa, la struttura superficiale dell'esperienza,
ovvero la traduzione linguistica della rappresentazione sensoriale che ci facciamo della realtà la
quale rappresenta invece la struttura profonda dell'esperienza.
Il nostro modo di parlare riflette il nostro modo di pensare. Il linguaggio, infatti, non è solo ciò che
diciamo, ma ancora prima è ciò che pensiamo: le parole non sono soltanto strumenti attraverso cui
articoliamo i pensieri, ma sono anche categorie (tipi logici) nelle quali vengono organizzate le
esperienze sensoriali.
Quando parliamo, il linguaggio è solo il 7% della comunicazione, in quanto tutto il restante è
comunicazione non verbale. Contrariamente a quel che si potrebbe pensare, quindi, il linguaggio è
quasi più importante per come agisce nel nostro pensiero e lo influenza piuttosto che nella sua
espressione verbale con gli altri.
La traduzione in linguaggio è spesso un'operazione del tutto inconscia, ma ispira e rivela il nostro
modo di intendere, decidere, agire e porci nel mondo.

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4 novembre 2010

IL TANTRA DELLA VITA

1) Dai di più alle persone, di quello che esse si aspettano, e fallo con allegria.
2) Sposati con qualcuno con cui ti piaccia conversare. Man mano che invecchierete, la capacità di comunicare, sarà sempre molto importante.
3) Non credere a tutto quello che ascolti; non spendere tutto quello che possiedi; non dormire tanto quanto potresti.
4) Quando dici ' io ti amo', sii sincero.
5) Quando dici 'mi dispiace' guarda negli occhi la persona a cui lo dici.
6) Rimani fidanzato almeno sei mesi prima di sposarti.
7) Credi nell'amore a prima vista.
8) Non ridere mai dei sogni degli altri. Chi non ha sogni, non ha molto!
9) Ama profondamente e con passione. Può darsi che ti feriranno, ma è l'unico modo di vivere una vita completa.
10) Quando discuti , gioca pulito. Non usare insulti.
11) Non giudicare nessuno per la sua famiglia.
12) Parla lentamente, ... ma pensa veloce.
13) Quando ti fanno una domanda a cui non vuoi rispondere, sorridi e domanda: 'Perchè vuoi saperlo?'
14) Ricorda che grandi amori e grandi realizzazioni implicano grandi rischi.
15) Di 'salute' quando qualcuno starnutisce.
16) Quando perdi, impara la lezione.
17) Ricorda le tre 'R': Rispetto per te stesso; Rispetto per gli altri; Responsabilità per le tue azioni.
18) Non lasciare che una piccola discussione ti faccia perdere una grande amicizia.
19) Quando ti accorgi di aver commesso un errore, prendi immediati provvedimenti per porvi rimedio.
20) Sorridi quando rispondi al telefono. Chi ti chiama lo percepirà dal tono della tua voce.
21) Passa del tempo da solo e rifletti sulla tua vita.

3 novembre 2010

LA CAROTA, L'UOVO E IL CAFFE'

Una giovane ragazza venne dalla madre per lamentarsi di come la vita fosse così dura per lei. Non sapeva più come cavarsela e aveva tanta voglia di piantare tutto; era stanca di combattere con le vicende della vita.
Sembrava che, appena un problema era risolto, un altro ne sorgesse a complicare le cose. La madre la portò in cucina.
Riempì tre tegamini di acqua e li depose sul gas a fuoco alto.
Presto l’acqua cominciò a bollire. Nel primo mise una carota, nel secondo un uovo, e nel terzo una manciata di chicchi di caffé macinati.
Li lasciò bollire per un certo tempo senza dire niente.
Dopo circa venti minuti spense il fuoco.
Tirò fuori la carota e la depose su un piattino.
Così fece anche con l’uovo, e versò il caffé, filtrandolo, in una tazza.
Rivolgendosi poi alla figlia, le chiese: “Dimmi cosa vedi.” “Una carota, un uovo e del caffé”, rispose la figlia. La madre le disse di avvicinarsi e di toccare la carota.
Lo fece e notò che era soffice. Poi la madre le disse di prendere in mano l’uovo e di romperlo. Dopo avergli tolto il guscio, notò l’uovo indurito dalla bollitura.
Poi la madre disse alla figlia di sorseggiare il caffé. La ragazza cominciò a sorridere al contatto con il ricco aroma del liquido che beveva.
Poi, chiese alla madre: “Che cosa significa tutto questo?” La madre le spiegò che ognuna delle tre cose aveva dovuto far fronte alla stessa avversità: l’acqua bollente. E ognuna di esse aveva reagito in modo diverso. La carota era entrata nell’acqua forte e dura…. Ma dopo aver lottato con l’acqua bollente, si era rammollita e indebolita.
L’uovo era entrato nell’acqua fragile. Il guscio sottile proteggeva il suo interno liquido, ma dopo aver lottato con l’acqua bollente si era indurito.
Il caffé macinato, invece, si era comportato in modo del tutto unico. Dopo essere stato gettato nell’acqua bollente, esso aveva agito sull’acqua e l’aveva trasformata!
“Con quale di questi tre ti identifichi”, chiese la madre alla figlia? “Quando l’avversità bussa alla tua porta, come rispondi? Ti comporti come la carota, come l’uovo o come i grani di caffé macinati? Chiediti sempre “a quale di questi tre rassomiglio”?
Sono come la carota che sembra forte e dura, poi a causa della sofferenza e dell’avversità divento soffice e rammollita e perdo la mia forza? Sono come l’uovo che all’inizio ha un cuore tenero e malleabile, ma cambia con il calore?
Avevo un buon carattere e un’indole serena, poi a causa di una sofferenza causata dalla morte di una persona cara o da una depressione, una transazione finanziaria andata male o qualche altra prova, sono diventato indurito e gelido?
Forse il mio guscio sembra sempre lo stesso, ma all’interno mi sento amareggiato e indurito, con uno spirito arido e un cuore duro?
Oppure, sono come il caffé macinato?
Se guardi bene, esso cambia l’acqua, cioè proprio quelle circostanze che gli procurano sofferenza.
Quando l’acqua si scalda, il caffé comincia a emanare il suo aroma e la sua fragranza.
Se sei come il caffé, quando le cose cominceranno ad andarti male, tu diventerai migliore e cambierai la situazione che ti concerne.
Quando ti senti male, e le prove della vita sembrano essere enormi, cerchi di elevarti ad un altro livello?
Come ti comporti nelle avversità? Sei come una carota, un uovo o come i grani di caffé macinato?
Possa tu avere abbastanza gioia da renderti dolce, abbastanza prove da renderti forte, abbastanza sofferenze da farti rimanere umano, e abbastanza speranza da renderti felice.
Il futuro più luminoso sarà sempre basato su un passato dimenticato; non puoi avanzare nella vita se non lasci andare gli sbagli del tuo passato e tutto quello che ti fa soffrire nel profondo.

2 novembre 2010

FONDAMENTALE PARLARE POSITIVO!


Tra le varie componenti che concorrono ad esprimere un nuovo e positivo atteggiamento verso la vita, vi è sicuramente il linguaggio.
Linguaggio inteso come le parole e le frasi che tutti noi usiamo quando conversiamo con gli altri.
In queste considerazioni, non mi soffermerò a ripetere quanto sia importante il modo di esprimersi, nella comunicazione: Sappiamo tutti quanto sia importante il linguaggio del corpo rispetto al linguaggio verbale; non lo scopriamo oggi e lo possiamo constatare tutti i giorni nella nostra quotidianità.
Il punto sul quale desidero soffermarmi ed affrontare è il linguaggio verbale, o, meglio, lo stretto rapporto che esiste tra il linguaggio verbale e i nostri stati d’animo, e l’inclinazione ad Ottimismo/pessimismo. Spesso, infatti, un linguaggio corretto, ma intriso di contenuti, frasi, o affermazioni negative, porta spesso a sviluppare uno stato d’animo e un modo di vivere le situazioni quotidiane più incline alla negatività e al pessimismo.
Ora, con il termine negativo – negatività non intendo soltanto un evento negativo, come può essere un incidente, un dolore, un qualsiasi evento che potrebbe determinare conseguenze non positive, anche se solo temporanee, ma anche e soprattutto intendo riferirmi alle frasi, ai predicati, ai modi di dire, ai luoghi comuni, alle singole parole che ancora una volta hanno il potere, come ho detto poc’anzi di influenzare il nostro modo di pensare, le nostre credenze e conseguentemente ne determinerà poi il nostro modo di agire (o non agire).
Naturalmente se è vera l’equazione frasi negative = atteggiamento negativo, che proiettato nel futuro potrebbe significare orientamento al pessimismo, è a maggior ragione valida l’equazione frasi positive = atteggiamento positivo, orientamento ad una visione della vita più ottimistico e costruttivo.

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