“Ho sognato che camminavo in riva al mare con il Signore
e rivedevo sullo schermo del cielo tutti i giorni della mia vita passata.
E per ogni giorno trascorso apparivano sulla sabbia due orme:
le mie e quelle del Signore.
Ma in alcuni tratti ho visto un sola orma.
Proprio nei giorni più difficili della mia vita.
Allora ho detto: “Signore, io ho scelto di vivere con te
e tu mi avevi promesso che saresti stato sempre con me.
Perché mi hai lasciato solo proprio nei momenti difficili?
E lui mi ha risposto: “Figlio, tu lo sai che ti amo
e non ti ho abbandonato mai:
i giorni nei quali c’è soltanto un’orma nella sabbia
sono proprio quelli in cui ti ho portato in braccio”.
( Margaret Fishback Powers)
30 agosto 2010
L'ESSENZIALE E' INVISIBILE AGLI OCCHI
Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse: "Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo. (Il piccolo principe, A de Saint Exupery)
...Tutti costoro adoperano soltanto gli occhi per vedere ciò che è essenziale, e l'occhio è l'organo più impreciso, più incoerente e più condizionato dai pregiudizi di tutto il nostro corpo.
Guardano, ma in realtà non vedono.
Forse davvero tutte le cose che vedono sono essenziali, ma l'essenziale è molto, molto di più ed è invisibile all'occhio.
Se non siamo attenti, finiremo per fare ciò che dice Maslov:
"Se l'unico utensile di cui disponete è un martello, tenderete a trattare ogni cosa come se fosse un chiodo"
[Leo Buscaglia]
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"È vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"
"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse: "Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto".
Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa".
E ritornò dalla volpe.
"Addio", disse.
"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi".
"L'essenziale è invisibile agli occhi", ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.
"È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante".
"È il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripetè il piccolo principe per ricordarselo. (Il piccolo principe, A de Saint Exupery)
...Tutti costoro adoperano soltanto gli occhi per vedere ciò che è essenziale, e l'occhio è l'organo più impreciso, più incoerente e più condizionato dai pregiudizi di tutto il nostro corpo.
Guardano, ma in realtà non vedono.
Forse davvero tutte le cose che vedono sono essenziali, ma l'essenziale è molto, molto di più ed è invisibile all'occhio.
Se non siamo attenti, finiremo per fare ciò che dice Maslov:
"Se l'unico utensile di cui disponete è un martello, tenderete a trattare ogni cosa come se fosse un chiodo"
[Leo Buscaglia]
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6 agosto 2010
PRATICARE LA PAZIENZA
Pazienza:un termine sconosciuto alla maggior parte di noi. Parlo della vera pazienza, quella che ci aiuta a crescere, a capire, a renderci consapevoli di noi stessi. E invece ci arrabbiamo per ogni cosa o ci disperiamo, senza renderci conto che, in questo modo, focalizziamo la nostra attenzione e le nostre energie sulla situazione che ci ha causato disagio, conferendole ancora più forza e potere su di noi. Accresciamo e prolunghiamo così la nostra sofferenza e danneggiamo il nostro equilibrio e la nostra pace interiore. Perchè non provare, allora, ad accettare le difficoltà che ci si presentano senza lasciarci sopraffare dalla rabbia o dalla disperazione? Ritroviamo l'umiltà, cerchiamo le risposte e le responsabilità di quello che ci succede dentro di noi, senza colpevolizzare persone o situazioni esterne.
La pazienza, così attivata, ci aiuterà a renderci più consapevoli di quello che stiamo vivendo ed a sperimentare nuove souzioni senza bloccare le nostre energie in sentimenti negativi come rabbia, collera e disperazione.
Essere pazienti non significa rinunciare ad essere se stessi, nè è indice di debolezza, anzi è una grande occasione per la nostra cerscita interiore ed il miglioramento della nostra intera esistenza.
"Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità". ( K. Gibran)
La pazienza, così attivata, ci aiuterà a renderci più consapevoli di quello che stiamo vivendo ed a sperimentare nuove souzioni senza bloccare le nostre energie in sentimenti negativi come rabbia, collera e disperazione.
Essere pazienti non significa rinunciare ad essere se stessi, nè è indice di debolezza, anzi è una grande occasione per la nostra cerscita interiore ed il miglioramento della nostra intera esistenza.
"Quando ho piantato il mio dolore nel campo della pazienza, mi ha dato il frutto della felicità". ( K. Gibran)
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PILLOLE DI MOTIVAZIONE
La motivazione per il raggiungimento di un obiettivo implica senza dubbio il coinvolgimento della forza della nostra della mente. Si dice che tutto può essere realizzato utilizzando gli strumenti della mente! L'ottenimento degli obiettivi deve comportare l'uso del pensiero positivo e la forza di volontà per motivarsi . Nella vita potranno esserci molti obiettivi a cui aspirare e molte sfide da superare, è importante quindi assicurarsi di mantenere la motivazione, per poter vivere la vita nella sua pienezza!
Ci sono alcuni consigli fondamentali da seguire quando si sta cercando di motivarsi.
Il pensiero positivo è uno degli elementi chiave per motivarsi. Questo strumento può essere utilizzato in ogni situazione. Solitamente, se ci pensiamo, la nostra prima reazione di fronte ad un problema , ad una difficoltà o una sfida consiste nel metterci in una situazione di sfiducia.Il primo impulso,quasi sempre ci impedisce di pensare in una luce positiva.
Il suggerimento,quindi, quando ci si trova di fronte a un problema, è quello di cercare immediatamente un lato positivo , anche piccolo, ma troviamolo e concentriamoci su di esso. Ad esempio, qualcuno che perde un posto di lavoro, ovviamente, immediatamente si concentra solo sugli effetti negativi; possibile perdita della casa, auto, cambiamento del tenore di vita. Questi sono i pensieri deleteri che, se focalizzati continuamente, possono generare un flusso infinito di sentimenti negativi.
Ci sono alcuni consigli fondamentali da seguire quando si sta cercando di motivarsi.
Il pensiero positivo è uno degli elementi chiave per motivarsi. Questo strumento può essere utilizzato in ogni situazione. Solitamente, se ci pensiamo, la nostra prima reazione di fronte ad un problema , ad una difficoltà o una sfida consiste nel metterci in una situazione di sfiducia.Il primo impulso,quasi sempre ci impedisce di pensare in una luce positiva.
Il suggerimento,quindi, quando ci si trova di fronte a un problema, è quello di cercare immediatamente un lato positivo , anche piccolo, ma troviamolo e concentriamoci su di esso. Ad esempio, qualcuno che perde un posto di lavoro, ovviamente, immediatamente si concentra solo sugli effetti negativi; possibile perdita della casa, auto, cambiamento del tenore di vita. Questi sono i pensieri deleteri che, se focalizzati continuamente, possono generare un flusso infinito di sentimenti negativi.
5 agosto 2010
IL POTERE DELLE CREDENZE
"La credenza è potere. Il potere di creare. Voi create la vostra realtà personale semplicemente in base a ciò che accettate di credere" (da "Il potere delle credenze" di Ray Dodd).
La realtà che percepiamo è determinata dalle nostre credenze, a quelle convinzioni alle quali abbiamo affidato il nostro consenso interiore e che, difficilmente vorremmo abbandonare in quanto costituiscono la nostra zona di comfort, l' Isola Del Conosciuto nella quale ci sentiamo al sicuro anche se in realtà non corrisponde ai nostri più profondi desideri.
Ma la "paura"dello sconosciuto spesso ci frena dal realizzare ciò che più desideriamo e che ci renderebbe veramente e profondamente felici.
Basterebbe cambiare ciò in cui crediamo per cambiare la nostra vita.
Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri diventano le tue parole.
Le tue parole diventano le tue azioni.
Le tue azioni diventano le tue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I tuoi valori diventano il tuo destino.
(Mahatma Gandhi)

La realtà che percepiamo è determinata dalle nostre credenze, a quelle convinzioni alle quali abbiamo affidato il nostro consenso interiore e che, difficilmente vorremmo abbandonare in quanto costituiscono la nostra zona di comfort, l' Isola Del Conosciuto nella quale ci sentiamo al sicuro anche se in realtà non corrisponde ai nostri più profondi desideri.
Ma la "paura"dello sconosciuto spesso ci frena dal realizzare ciò che più desideriamo e che ci renderebbe veramente e profondamente felici.
Basterebbe cambiare ciò in cui crediamo per cambiare la nostra vita.
Le tue convinzioni diventano i tuoi pensieri.
I tuoi pensieri diventano le tue parole.
Le tue parole diventano le tue azioni.
Le tue azioni diventano le tue abitudini.
Le tue abitudini diventano i tuoi valori.
I tuoi valori diventano il tuo destino.
(Mahatma Gandhi)

Il Potere delle Credenze , Ray Dodd Lo trovi sul Giardino dei Libri
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A CHE TI SERVE
A che ti serve la strada se non ti accorgi di chi ti cammina accanto?
A che ti serve il sole se non sai apprezzare la sua luce?
A che ti serve la gioia se non vuoi dividerla con gli altri?
A che ti serve il coraggio se non vuoi stringere i denti per lottare?
A che ti serve il sorriso se non vuoi usarlo per cancellare il pianto?
A che ti serve la vita se non sai capire quanto valga?
A che ti serve l'amore se vuoi soltanto riceverne?
A che ti serve il sole se non sai apprezzare la sua luce?
A che ti serve la gioia se non vuoi dividerla con gli altri?
A che ti serve il coraggio se non vuoi stringere i denti per lottare?
A che ti serve il sorriso se non vuoi usarlo per cancellare il pianto?
A che ti serve la vita se non sai capire quanto valga?
A che ti serve l'amore se vuoi soltanto riceverne?
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4 agosto 2010
La strada per la felicità : impara a non lamentarti troppo
Siete di quelle persone che si lamentano per ogni imprevisto, per ogni intoppo sul lavoro, dando la colpa di volta in volta a madre, partner o collega? Pensateci: così facendo, il più delle volte arrivate a fine giornata corrucciati e mai appagati da come sono andate le cose.
Ecco un esercizio, suggerito da Marci Shimoff, che insegna psicologia motivazionale in corsi per aziende e università. Vi aiuterà a spezzare il rito della lagna, a capire che, quando le cose non funzionano come volete, non sempre dipende dagli altri o dal destino infausto. Dovete invece indagare su voi stessi, trarre una lezione dai vostri sbagli ed evitare di ripeterli.
«Quando non riuscite a gestire i rapporti con gli altri o ritenete di sbagliare in continuazione, non è facile ascoltare chi ti dice di riflettere, perché anche una cosa negativa può rivelarsi in seguito buona», scrive Shimoff nel suo libro Felici senza motivo (Corbaccio). «Ma vale la pena fare uno sforzo: il più delle volte è così».
Seguite questo percorso.
Ecco un esercizio, suggerito da Marci Shimoff, che insegna psicologia motivazionale in corsi per aziende e università. Vi aiuterà a spezzare il rito della lagna, a capire che, quando le cose non funzionano come volete, non sempre dipende dagli altri o dal destino infausto. Dovete invece indagare su voi stessi, trarre una lezione dai vostri sbagli ed evitare di ripeterli.
«Quando non riuscite a gestire i rapporti con gli altri o ritenete di sbagliare in continuazione, non è facile ascoltare chi ti dice di riflettere, perché anche una cosa negativa può rivelarsi in seguito buona», scrive Shimoff nel suo libro Felici senza motivo (Corbaccio). «Ma vale la pena fare uno sforzo: il più delle volte è così».
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3 agosto 2010
LENTAMENTE MUORE
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno
gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente
chi evita una passione,
chi preferisce il nero sul bianco
e i puntini sulle "i" piuttosto che
un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso ,
quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro
chi non rischia la certezza per l’incertezza
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli
sensati.
Lentamente muore
chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l’amor proprio
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di
respirare.
Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità
Bella, intensa, fonte di una riflessione interiore profonda. Quanti di noi ci si riconoscono? E quanti praticano quello che l'autore ci suggerisce? A proposito qualcuno sostiene che la Poesia sia di Pablo Neruda, qualcun’altro (tra cui anche la Fondazione Pablo Neruda) sostiene che sia di Martha Medeiros. Ma ha davvero importanza?
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