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31 dicembre 2010

ZODIACO E LAVORO - PARTE 4

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E per finire, gli ultimi tre segno dello Zodiaco: Capricorno, Acquario e Pesci.
Capricorno: i nati sotto questo segno sono delle persone molto razionali e realiste e lo dimostrano già nella scelta degli studi. Il percorso scolastico viene pianificato nei minimi dettagli al fine di raggiungere un determinato obiettivo. Una volta operata la scelta, il Capricorno si trasforma in un bulldozer e niente e nessuno è in grado di fermarlo; chi si pone fra lui e la sua meta rischia di essere travolto. Nulla lo frena dal travolgere ogni ostacolo ma ha l’onestà e la schiettezza di avvertire con largo anticipo delle sue intenzioni coloro che lo circondano.
Testardi e ambiziosi, sul lavoro si mostrano volenterosi e affidabili. La fatica non li spaventa e sono disposti a lavorare anche nel weekend o a fare gli straordinari; l’importante è raggiungere lo scopo prefissato, anche a costo di sacrifici e rinunce. Questi sforzi sono finalizzati a un riconoscimento che è sostanzialmente economico; il Capricorno investirà in case, in conti in banca e  si godrà i suoi guadagni in qualche calda spiaggia in compagnia di pochi eletti, lontano dalla frenesia.
Per nulla idealista, il Capricorno sa che i privilegi non sono dati dalla fortuna o dal diritto divino: il potere va conquistato col sudore, con calma, senza mosse avventate. E’ un maratoneta che taglia il traguardo quando gli altri cadono a terra esausti.
I nati sotto questo segno eccellono nei progetti a lungo termine: posso essere dei costruttori o degli eccellenti proprietari immobiliari o dei ricercatori scientifici, analisti, politici. Alcune caratteristiche zodiacali li rendono molto adatti per professioni che hanno attinenza con i libri (editori, librai, scrittori) e con la medicina (soprattutto per lo studio dello scheletro). Sono poco portati per le professioni frivole e che richiedono scelte estemporanee.
Come capi sono molto rigidi e accentratori, scelgono collaboratori fidatissimi e laboriosi. Sono esigenti sia con se stessi sia con gli altri e molto prudenti: la loro conduzione sarà priva di colpi di genio, ma difficilmente porteranno l’azienda sul lastrico. Il collega Capricorno è riservato, si fida solo di poche persone con le quali stabilisce un rapporto più stretto; essendo ambizioso punterà in alto, ma non sarà mai scorretto né disonesto.

Acquario: Segno decisamente originale e creativo, la vita per l’Acquario è sperimentazione e ricerca di soluzioni. Ideali per il campo scientifico, per la ricerca, per le invenzioni e per i progetti umanitari e ambientali. Lo studio è la dimensione ideale, il loro interesse tocca gli argomenti più svariati e i percorsi scolastici sono spesso poco lineari e mai prestabiliti. Sin da giovani si oppongono alle costrizioni e cercano di imporre la loro individualità e lo spirito libero da qualsiasi preconcetto .
In ogni caso la scelta del percorso di studi non sarà dettata dalla ricerca del lavoro sicuro: l’Acquario è attirato dalle professioni in grado di stimolare la curiosità, anticonvenzionali e fantasiosi. La routine lo deprime, la limitazione della libertà lo porta a emarginarsi, ne spegne ogni stimolo. Ama andare controcorrente, sperimentare, mantenere al limite diverse occupazioni che consentano di conoscere e innovare.
Ideali per la carriera diplomatica o come geniali scienziati o inventori, i nati sotto questo segno possono comunque dedicarsi alla ricerca e alle scienze in qualsiasi campo. Questi interessi se non sfociano in una professione, possono comunque costituire il riferimento principale nel tempo libero. Tendono, in ambito lavorativo, a non sprecare più energie del necessario, sono in grado di razionalizzare gli sforzi per raggiungere il risultato massimo. Spesso cambiano mansione o azienda, non per ambizione ma per il desiderio di fare nuove esperienze.
L’Acquario non è attaccato al denaro, ma lo considera un mezzo per accedere alla tecnologia che è a sua volta un mezzo per innovare, scoprire, comunicare.
Qualora assuma una posizione dirigenziale, si comporta in modo equilibrato, per nulla autoritario; il relativismo che lo accompagna lo rende distaccato nei confronti del potere e quindi saggio. Le ottime capacità relazionali lo rendono attento alle esigenze degli altri, poco tradizionale e molto amato. Anche come collega è apprezzato, siaper le indubbie capacità intellettive che per le doti diplomatiche.

Pesci: veramente difficile da inquadrare in schemi definiti. I nati sono questo segno hanno molti lati diversi che prendono il sopravvento e non possono essere ricondotti a un percorso preciso. Sembra che appartengano a un altro mondo e questa continua tensione li rende indecisi anche per quanto riguarda gli studi da intraprendere. Avendo talento per diversi settori e data la loro proverbiale indecisione, la scelta dell’indirizzo non sarà semplice, salvo che non vi sia una passione molto forte per un determinato settore. In ogni caso il tipo di lavoro dovrebbe essere molto flessibile e dar spazio al loro formidabile intuito.
La spiccata sensibilità di questo segno, li porta a eccellere nelle attività di dedizione al prossimo, come la professione medica e infermieristica, l’assistenza nelle case di cura, il lavoro nelle carceri. Inoltre, qualsiasi attività legata al mare è ideale, dal sub all’armatore. Difficilmente i Pesci assumono posizioni di primo piano: data la loro timidezza, preferiscono ruoli più strategici sullo sfondo.
I Pesci hanno una concezione temporale molto particolare: possono perdere il senso del tempo e lavorare per ore a un progetto senza nemmeno mangiare o al contrario non rispettare scadenze e tempi di consegna. Il disordine che li contraddistingue non fa altro che amplificare questa mancanza di equilibrio che può essere compensata da un ambiente poco rigido e amichevole. La genialità del Pesci emerge soprattutto in situazioni di emergenza, nelle quali è più facile agire fuori dagli schemi.
La carriera artistica è ideale per chi è nato sotto questo segno, perché permette di dare spazio alla sensibilità e alla fantasia. La necessità di essere liberi li porta verso professioni autonome che permettano loro di gestire tempi e modi.
Non sono ambiziosi, anche se a volte le loro trovate geniali li portano a occupare dei posti dirigenziali. Anche quando sono portati a gestire, lo fanno con l’estro che li contraddistingue: sembra sempre che siano nella confusione più totale e da un momento all’altro terminano il progetto in maniera eccellente, lasciando di stucco collaboratori e clienti. Questo modo di agire può confondere e infastidire i dipendenti che però, d’altro canto, sono molto motivati quando si tratta di portare a termine una Mission Impossible, in cui il Capo-Pesci si trasforma in un supereroe. La sensibilità che li contraddistingue li rende molto amati anche sul piano personale. Lo stesso può dirsi per il collega Pesci, discreto e disponibile anche se spesso troppo caotico e dispersivo.


Fonte articolo 


 

30 dicembre 2010

Facebook influisce sul cervello umano? È possibile

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Una ricerca di Lisa Feldman Barrett, dottoressa del Massachusetts General Hospital e professoressa di psicologia alla Northeastern University di Boston, ha rilevato che le interazioni sociali migliorano lo sviluppo dell'amigdala.
L'amigdala è una parte del cervello situata nei lobi temporali ed è solitamente associata alle emozioni e ai ricordi emotivi, ma grazie a questo studio s'intuisce la sua importanza anche nelle relazioni sociali.


Durante la ricerca sono stati esaminati 58 partecipanti, di età compresa fra i 18 e i 93 anni, ai quali è stato sottoposto un questionario con domande relative alla loro vita sociale: complessità delle relazioni, numero di amicizie e quantità di gruppi di appartenenza.
La risonanza magnetica dei cervelli ha poi mostrato che la grandezza dell'amigdala, e soltanto di quest'area, era strettamente correlata alla complessità della rete sociale di una persona.
Risultati simili sono stati osservati anche nei primati, questo conferma che l'ipotesi di un "cervello sociale" non sia poi così sbagliata. Questa teoria ipotizza che l'amigdala si sia evoluta nel corso degli anni per consentire la gestione di una rete sociale sempre più complessa.

Chi esce spesso e sviluppa relazioni sociali con il prossimo, ha un'amigdala più sviluppata di chi ha un carattere più introverso o, in generale, meno amicizie. Qualcuno ipotizza che questo ragionamento si possa estendere anche alle interazioni con i Social Network, come Facebook o Twitter. Noi rimaniamo un po' scettici a riguardo, poiché non pensiamo che una relazione "virtuale" possa essere equiparata a una reale, dove entrano in gioco anche altri sensi che rendono l'esperienza più completa.
Lo scenario odierno vede i Social Network entrare prepotentemente nelle vite dei giovani; a volte si sostituiscono anche alle vere interazioni sociali. Solo il tempo potrà dire quanto sia positivo o negativo tutto ciò. Per ora possiamo solo ricordarvi che, come in tutte le cose, esagerare non fa bene; ogni tanto è meglio spegnere il PC e farsi un giro con gli amici all'aria aperta.

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19 dicembre 2010

ZODIACO E LAVORO - parte 3

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Passiamo ora ad analizzare Bilancia, Scorpione e Sagittario.
Bilancia: i nati sotto questo segno sono caratterizzati da un inflessibile idealismo che si manifesta anche in ambito lavorativo. La loro indole li spingerebbe a battersi con tutte le loro forze per i principi e per la giustizia, ma la loro natura prudente li frena da questi eccessi. Il tendere continuo verso ciò che è equo ne fa sicuramente degli ottimi paladini della giustizia, magistrati o amministratori della legge. Questa continua dicotomia tra le due nature della Bilancia può, però, renderli degli idealisti puri, delle guide da seguire o all’estremo opposto dei fanatici.La sensibilità estetica di questo segno lo rende  inclini ad attività artistiche, come  la pittura, la musica, il design, ma anche a tutto ciò che ruota intorno alla bellezza. Il mondo delle Arti, è costellato di personaggi della Bilancia: attori, registi, musicisti, scultori e pittori, ma anche filosofi, poeti e giornalisti.
Una volta che intraprendono una strada i Bilancia sfoderano la loro caparbietà e il loro talento e vanno dritti verso la meta: capaci e intraprendenti, sanno imporsi e crearsi una carriera invidiabile in ogni campo. Sono dotati di una spiccata  intelligenza, di capacità diplomatiche e tecniche; non  mirano, di norma, a situazioni di leadership perché continuamente alla ricerca di armonia, ma nella ipotetica gestione di un’azienda da parte di un Bilancia, prevarrebbe il confronto, la diplomazia e il rispetto.
Fondamentale è per i nati sotto questo segno lavorare in armonia, in un ambiente che non sia turbato da elementi negativi dato che non sono in grado di reggere le tensioni. Nel lavoro, devono interagire con molte persone e sono molto apprezzati dai colleghi per la loro affabilità e correttezza: il senso di giustizia li porta a difendere i colleghi deboli, ergendosi a paladini dei diritti dei lavoratori. Nonostante siano cortesi e collaborativi non invadono mai la privacy altrui e cercano di mantenere le distanze adeguate sul luogo di lavoro.

Scorpione: hanno un carattere forte e deciso, ambizioso e orgoglioso ma non sono mai sfacciati nel mostrare le loro aspettative. Già nella scelta del percorso di studi, rifiutano iter prevedibili e sicuri per avventurarsi in indirizzi appassionanti e rischiosi.  Sono attratti da professioni complesse ed emozionanti e non c’è modo di convincerli a desistere.
Sono portati a svolgere attività cariche di responsabilità di cui non temono le conseguenze, né le sconfitte.
Sono attratti dalla politica e da qualsiasi professione che abbia rapporti con la lotta per l’esistenza e con i diritti (avvocato, magistrato) o con  gli aspetti più violenti della vita (poliziotto, criminologo). Anche la medicina è uno degli sbocchi ideali per lo Scorpione, soprattutto le aree più legate alla psiche.
Non è interessato al denaro, ma è in grado di amministrare bene quello altrui: adatte allo Scorpione le posizioni amministrative, assicurative, finanziarie, borsistiche.
In ogni caso i nati sotto questo segno sono sempre attratti da prove spesso ritenute impossibili; talvolta, se il compito è ritenuto troppo semplice, tendono a renderlo complicato per divertirsi maggiormente nella risoluzione e stupire i colleghi.
Difficilmente lo Scorpione si accontenta di un lavoro ripetitivo, ma cerca di crescere professionalmente e fare carriera; spesso vi riesce grazie all’intelligenza e ad un’intuitività
Il rendimento sul lavoro non è sempre costante: talvolta pare che si distragga, ma quando si impegna smuove le montagne ed è capace di ribaltare situazioni date per perse.
Tendenzialmente individualista, riesce a collaborare ma deve sempre distinguersi in qualche modo. La franchezza può creare irritazione fra i colleghi, ma è apprezzato per i modi socievoli e per la correttezza; l’acume spesso lo porta ad essere ammirato per il modo in cui si muove nelle difficoltà. E’ difficile entrare in confidenza con lo Scorpione che non si sbilancia mai e preferisce far parlare gli altri: ricordatevi di non contrastarlo mai sul lavoro, perché la vendetta
Lo Scorpione è un capo severo, ma corretto che stabilisce con i collaboratori un rapporto molto intenso: difende strenuamente chi gli sta attorno, ma sa essere perfido se viene tradito o imbrogliato.
quasi animale che gli permette di capire le situazioni prima di chiunque altro. sarà terribile.
Sagittario: carattere aperto e ottimista, amante dell’avventura, pieno di energia e di sete di conoscenza,  rifugge la routine e la monotonia. Già nella scelta dell’indirizzo scolastico, il Sagittario mostra la voglia di imparare scegliendo indirizzi molto complessi e spesso aspirando a più di una laurea.
L’attività lavorativa deve, quindi, essere varia, ricca di novità: una sorta di crescita personale  che lo porti ad ampliare i suoi orizzonti e a conoscere persone, luoghi, lingue. Il guadagno o il successo fini a se stessi non hanno alcun valore: nel lavoro deve essere presente una sfida, un’idea, una ricerca di verità.
Se costretto a “vivacchiare” in ufficio, sommerso da cartacce e da compiti fini a se stessi, il Sagittario diventa irritabile e scontroso e ne risente anche sul piano della salute.
Animo che un tempo poteva caratterizzare i grandi esploratori, oggi potrebbe avere a che fare con i viaggi, come interprete, guida o comunque coltivare le lingue straniere.
Sono consoni al Sagittario tutti lavori che  consentono di esplorare tutti i campi dello scibile umano: può essere un ottimo insegnante, uno storico, un giornalista, uno psicologo. Ama molto viaggiare, quindi potrebbe dedicarsi alla carriera commerciale o addirittura diventare missionario.
I nati sotto questro segno hanno un rapporto strano col denaro: l’unica cosa a cui sono  interessati  è il comfort, ma non è necessario per loro possedere gli oggetti di cui si circondano. Verso gli altri sono molto generosi, se agiati, tirchi se in difficoltà economiche.
I Sagittari dedicheranno molto tempo agli hobby, ai corsi di formazione, allo sport: la loro vita deve essere sempre varia e ricca di eventi.
Sono molto amati dai colleghi, per la loro allegria e per la generosità che spesso dimostrano verso gli altri. Non sono particolarmente ambiziosi e il fatto di divenire dei dirigenti è comunque per loro un simbolo di crescita e d evoluzione, di arricchimento interiore. Il capo Sagittario è comunque benvoluto dai collaboratori per l’entusiasmo, la fiducia nel nuovo, la ricerca dell’avanguardia, anche se talvolta pecca di ingenuità.


Articolo originale 

17 dicembre 2010

STRINGERE LA MANO

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LA STRETTA DI MANO: UN SALUTO CHE PARLA DI NOIIl gesto di porgere e stringere la mano, come forma di saluto, può dirci molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che predilige
Marco Pacori
DARE la mano è uno dei modi più consueti e pressoché universali di entrare in contatto con un altra persona. I momenti e le circostanze per cui compiamo quest'azione sono molteplici: la usiamo come rituale per
rompere il ghiaccio con un estraneo, come forma di saluto all'inizio o alla fine di un incontro, per congratularci con qualcuno o per cercare una rappacificazione.
Il suo impiego più comune è comunque come atto formale per facilitare l'approccio con un altro individuo.
lo scopo, in questo caso, è precisamente di autorizzare l'interazione e di mostrare accettazione e apertura nei confronti dell'altro. E' proprio dall'intento di far capire che le nostre intenzioni, nell'approssimarci a qualcuno, sono innocue che presumibilmente ha preso origine questo gesto.
L'uomo avrebbe "ideato" l'atto di offrire la mano, sì, per mostrare cordialità, ma anche perché, allungando e tendendo il braccio, avrebbe modo di tenere a "ragionevole" distanza il conoscente. Questo impulso è maggiormente sentito dal sesso maschile che è particolarmente suscettibile ad un avvicinamento; così, tendere la mano potrebbe essere inteso anche come un segnale dal significato di "arrestati lì e non invadere oltre il mio spazio".
Il fatto che sia un comportamento appreso ci fa ritenere che si tratti di un segnale formale e impersonale. Questa è però solo una credenza comune: quando diamo la amano, il modo in cui lo facciamo parla di noi. Si tratta di un comportamento che salta all'occhio solo se è eseguito in modo insolito: la stretta è molle o troppo forte, vengono offerte le sole dita, ci viene ruotato il polso nel momento in cui la offriamo e così via. Ma in questo gesto di saluto intervengono moltissime altre variazioni, anche minime, che possono dirci molto sul nostro interlocutore e sul tipo di relazione che predilige. Ad esempio, chi torce il polso dell'altro, così da fargli girare il palmo verso l'alto o chi mette una mano sulla spalla dell'interlocutore nel dargli la mano, esprime il desiderio di porre l'altro in un ruolo di sudditanza. La persona che invece offre la
mano molle o solo la punta della dita non gradisce il contatto con gli altri e si tratta di un individuo altezzoso o schivo e comunque quasi sempre falso e opportunista.
La mano ha una peculiarità: quando suda, questo avviene, non a causa di un aumento della temperatura esterna, ma esclusivamente in conseguenza di uno stress emotivo.
Così il fatto che il palmo sia più o meno "bagnato" è legato alla capacità di gestione dell'ansia e all'essere più o meno a proprio agio e disinvolti nei rapporti umani. E' stato scoperto ad esempio che una mano asciutta è legata alla socievolezza negli uomini, ma non nelle donne.
Uno studio su pazienti psichiatrici poi ha messo in luce come una mano fredda e umida sia spesso associata ad un temperamento introverso, a depressione e alla tendenza a sviluppare comportamenti nevrotici; questo lo si osserva soprattutto nelle donne. Bisogna però precisare che il gentil sesso ha una circolazione periferica meno efficiente degli uomini; quindi, non è infrequente trovare una donna con la
gelida manina.
Però se la mano di una donna che conosciamo è calda, facilmente ci troviamo di fronte ad una persona equilibrata e sicura. Quando è un uomo ad avere l'estremità superiore fredda non è improbabile che  sia un  individuo inibito e apprensivo.
Anche l'intensità della forza impressa alla stretta è legato alla personalità. Una stretta salda e decisa è tipica di una personalità dominante, sicura di sé e razionale; se la pressione è eccessiva però è segno di un carattere aggressivo ed esibizionista. Per contro, persone che danno la mano in modo molle e fiacco sono di solito schive, timide e diffidenti. Anche chi è depresso tende a stringere in modo blando. Per altro, si è appurato che un progressivo declino nell'intensità della stretta è legato ad un peggioramento dello stato malinconico.
Una recente ricerca di un équipe di psicologi dell'Università dell'Alabama, capitanata dallo psicologo William Chaplin ha studiato in modo sistematico quest'azione; facendo delle interessanti scoperte. Innanzitutto, è stato appurato che il modo di dare la mano è stabile nel tempo ed indipendente dalla persona che incontriamo (perciò è legato alla personalità). Gli studiosi hanno quindi osservato che una stretta energica e calorosa è tipica degli individui estroversi e di chi è molto espressivo; nelle donne, inoltre,  è associata anche ad apertura mentale e a curiosità per le novità. Al contrario, chi è timido o ha un temperamento ansioso e instabile da la mano in modo esitante, maldestro e la sua stretta, come già emerso nelle indagini citate in precedenza, risulta piuttosto
moscia.
Infine, si è constato che questa forma di saluto incide molto sulla prima impressione che ci si fa dell'altro; per cui dare una salda stretta di mano può predisporre favorevolmente l'interlocutore verso di noi, specie se a farlo è una donna cui viene attribuito un carattere aperto, socievole e gioviale.
Due studi successivi di Mark Chapell e di altri psicologi della Rowan University di Glasboro, New York,  hanno messo in luce come nella stragrande maggioranza dei casi, è l'uomo a tenere la mano sopra quella della compagna. Se le due mani sono una con il palmo verso il basso e l'altra con il dorso verso l'alto è chiaro come stabilire l'estremità di chi si trovi sopra; non è così intuitivo, se le mani sono tenute entrambe verticali, come quando si cammina mano nella mano. In quel caso, non è tanto la mano, quanto l'avambraccio a stare sopra. Attraverso quest'azione, l'uomo attesta in modo non verbale la sua posizione di
conduttore all'interno della relazione.

15 dicembre 2010

ASPETTA CON PAZIENZA

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Ricordo che, un inverno molto rigido era finita tutta la scorta di legna che mio padre aveva fatto durante l'anno. Ora c'era bisogno d'altra legna, cosicché cercò un albero morto, e lo tagliò. quando arrivò la primavera, si rese conto, con gran tristezza,che quel tronco che lui aveva ritenuto morto, aveva cominciato a cacciare dei germogli. Allora mio padre disse:"Eppure ero sicuro che quest'albero fosse morto. Ha perso tutte le foglie durante l'inverno, e per il freddo rigido che c'è stato, i rami si sono rovinati e sono caduti, proprio come se nel vecchio tronco non fosse rimasto nemmeno un pizzico di linfa vitale. Ora invece mi accorgo che c'era ancora vita in quest'albero! " Rivolgendosi a me, allora mi disse: "Oggi ho imparato una lezione molto importante, e non la dimenticherò mai più. Non dimenticarla nemmeno tu, figlio mio. Non tagliare mai un albero in inverno!"

Quest'aneddoto mi ha insegnato anche a non prendere decisioni affrettate nei momenti d'avversità. Non bisogna mai prendere decisioni importanti quando si è nel peggiore stato di scoraggiamento. In quei momenti non siamo del tutto lucidi, siamo abbastanza confusi, e prendere una decisione sarebbe soltanto fare del male a noi stessi e a chi ci è vicino. Il consiglio è di aspettare, di essere pazienti. La "tempesta" passerà, e allora avremo la lucidità di prendere le nostre giuste decisioni.

Siamo pazienti ragazzi, quando sarà il momento riceveremo il premio che Dio ci ha riservato!!!


 

13 dicembre 2010

QUELLO CHE VA IN GIRO TORNA!

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Si chiamava Fleming ed era un povero contadino scozzese.

Un giorno, mentre stava lavorando, sentì un grido d'aiuto venire da una palude vicina.

Immediatamente, lasciò i propri attrezzi e corse alla palude. Lì, bloccato fino alla cintola nella melma nerastra, c'era un ragazzino terrorizzato che urlava e cercava di liberarsi.

Il fattore Fleming salvò il ragazzo da quella che avrebbe potuto essere una morte lenta e orribile.

Il giorno dopo una bella carrozza attraversò i miseri campi dello scozzese; ne scese un gentiluomo elegantemente vestito che si presentò come il padre del ragazzo che Fleming aveva salvato: "Vorrei ripagarvi - gli disse il gentiluomo - avete salvato la vita di mio figlio".

"Non posso accettare un pagamento per quello che ho fatto" replicò il contadino scozzese rifiutando l'offerta.

In quel momento il figlio del contadino si affacciò alla porta della loro casupola.
"E' vostro figlio?" chiese il gentiluomo.

"Si" rispose il padre orgoglioso.

"Vi propongo un patto: lasciate che provveda a dargli lo stesso livello di educazione che avrà mio figlio. Se il ragazzo somiglia al padre, non c'é dubbio che diventerà un uomo di cui entrambi saremo orgogliosi".

E così accadde. Il figlio del fattore Fleming frequentò le migliori scuole dell'epoca, si laureò presso la scuola medica dell'ospedale St.Mary di Londra e diventò celebre nel mondo come sir Alexander Fleming, lo scopritore della penicillina.

Anni dopo, lo stesso figlio del gentiluomo che era stato salvato dalla palude si ammalò di polmonite. Questa volta fu la penicillina a salvare la sua vita. Il nome del gentiluomo era lord Randolph Churchill e quello di suo figlio sir Winston Churchill.

Qualcuno una volta ha detto: quello che va in giro torna.



Lavorate come se non aveste bisogno di danaro, amate come se non foste mai stati feriti, danzate come se nessuno stesse a guardare, cantate come se nessuno stesse a sentire, vivete come se in terra ci fosse il paradiso

12 dicembre 2010

L'ARTE DELLA SEDUZIONE

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La seduzione è un’arte. Così recita il detto. È per questo motivo che ad un certo punto (e fortunatamente aggiungerei), la bellezza, il denaro ed il potere passano in secondo piano per lasciare spazio ad altre caratteristiche di ciascuno. La seduzione è una capacità che varia da persona a persona, ma che si può migliorare con il tempo.
Si possono infatti affinare e valorizzare qualità personali quali l’ironia e la dialettica che vanno ad accompagnare la capacità di usare in modo sensuale il proprio corpo. Per questo motivo è importante essere consapevoli di ciò che trasmette il fisico di fronte a qualcuno che suscita interesse e attrazione.
Il corpo comunica costantemente, inviando messaggi attraverso le reazioni fisiologiche, la postura, la mimica, i gesti, il modo di vestire. Tali segnali possono essere consapevoli e inconsapevoli, possono essere colti o meno dall’interlocutore. Quando si parla di seduzione il comportamento non verbale ha una valenza particolare che incornicia il dialogo tra due persone e che poi sfocia nell’attrazione o nella repulsione verso l’altro (Chimirri, 1998).
Gli occhi e la bocca rappresentano i segnali principali dell’eros e del meccanismo di seduzione. Ad esempio, un’occhiata da sopra la spalla fatta da una donna indica un atteggiamento civettuolo e quindi un interesse molto esplicito, mentre in un uomo dimostra un comportamento da “macho”, che non necessariamente è garanzia di successo. Guardare l’altra persona con intensità e a lungo, magari in un luogo affollato, è un segnale di sicuro interesse, è come se si dicesse: “ho scelto proprio te”.
In questo caso si può anche rischiare di essere invadenti, per cui è bene sempre mantenere un’espressione del viso rilassata che trasmette il desiderio di conoscere l’altro senza connotazioni sessuali troppo accentuate. Uno sguardo sfuggente è sempre segnale di disagio e può avere due significati opposti: avere qualcosa da nascondere oppure mostrare timidezza proprio nei confronti di qualcuno da cui si è attratti.
Se ci si trova di fronte ad una persona che distoglie lo sguardo per timidezza, è consigliabile evitare di aumentarne l’imbarazzo provando ad esempio ad attirare l’attenzione su un oggetto da guardare insieme. Il sorriso è un altro fattore di grande potenza seduttiva e dal quale spesso dipende la piacevolezza del viso. Il sorriso infatti illumina il volto e, se l’espressione è di autentica gioia, si accompagna alla dilatazione delle pupille, elemento che stimola l’attrazione (Chimirri, 1998).
Quindi mentre il viso dà una mappa individuale del richiamo sessuale, il corpo dà sostanza a tutto il progetto erotico. Con il corpo si fanno innumerevoli gesti, si assumono diverse posizioni, ci si propone. Per conquistare un’altra persona il corpo viene rivestito, adornato o spogliato. Tutto è vitale ai fini del linguaggio dell’attrazione.
Nel linguaggio non verbale del corpo la testa è importante non solo perché comprende il viso, ma anche perché trasmette segnali di interesse e di direzione. La conoscenza della comunicazione effettuata con i movimenti del capo, che comprende anche la gestualità che si svolge attorno ai capelli, fornisce parecchi spunti utili per meglio esprimere e comprendere i gesti erotici.
Ad esempio, se una donna si liscia i capelli guardando un uomo negli occhi, compie un gesto civettuolo e invitante che vuole attirare l’attenzione sia sui capelli (da sempre attributo di bellezza femminile) sia sul viso. Ascoltare l’altro tenendo la testa appena inclinata appoggiata ad una mano, sta ad indicare particolare attenzione e un atteggiamento di rilassatezza e seduzione.
Chi muove continuamente le mani giocherellando con qualcosa può segnalare nervosismo, collegabile a un disagio oppure a timidezza. Se però chi muove le mani si sofferma su un oggetto dalla forma particolare, scorrendovi sopra le dita e il palmo come se lo accarezzasse, compie un gesto allusivo, spesso inconsapevole ma che, sempre inconsapevolmente, viene recepito. È una vera e propria comunicazione subliminale, dove gli impulsi erotici vengono trasferiti sull’oggetto, che sostituisce psicologicamente il corpo dell’altro (Chimirri, 1998).
La postura, cioè il modo di disporre il corpo nello spazio, è un altro elemento fondamentale che trasmette continuamente segnali a chi ci sta vicino. Da questa si può dedurre l’atteggiamento generale della persona, le diverse posizioni, poi, evidenziano determinate parti del corpo, che a loro volta sono cariche di significato nel linguaggio dell’eros.
Il gesto dell’accavallare le gambe è un atteggiamento tanto comune quanto ambivalente. Ad esempio, le gambe accavallate tranquillamente segnalano interesse all’ascolto. Tenere una gamba accavallata oscillando però lo stinco è un segnale di impazienza e nervosismo, ma nello stesso tempo è confidenziale. Quando questo gesto si accompagna a una postura del corpo non rigida e a una mimica sorridente, è un invito a cambiare luogo, “a fare qualcosa” non necessariamente di natura sessuale.
Se invece l’espressione del volto è statica il segnale è di un calo generale dell’attenzione. In entrambi i casi è il momento giusto per preparare un aperitivo o uscire. Continuare ad accavallare e disaccavallare le gambe è un’indubbia manovra di corteggiamento, anche se svolta involontariamente. Infatti il movimento frequente di una parte del corpo richiama l’attenzione su di essa e le gambe, per la donna come per l’uomo, sono uno strumento di seduzione. Le mani appoggiate sulle cosce o sul ginocchio, alludono al gesto della carezza (Chimirri, 1998).
Questi sono solo alcuni dei moltissimi aspetti della comunicazione non verbale che il nostro corpo usa spesso inconsapevolmente. Sia l’uomo che la donna possono dare prova di grandi abilità seduttive usando metodi e tecniche per ammaliare l’altro. D’altra parte ogni storia d’amore comincia così, anche se poi ogni volta suscita forti emozioni e sembra unica e irripetibile: i gesti e gli sguardi per conquistare l’altro si ripetono nel tempo, affinandosi con l’esperienza e l’età. Ciò è ancora più interessante se si pensa che a grandi linee le tecniche seduttive sono simili in ogni parte del mondo.
Tuttavia, al di là di ogni esperienza, il fascino della conquista o dell’essere conquistati sta nell’imprevisto e nella spontaneità dei gesti e dei movimenti che accompagnano un discorso e che spesso dicono molto di più di tante parole. Tutto sta nel riconoscere e nell’interpretare correttamente i segnali di chi ci sta di fronte. Quanti errori si sarebbero potuti evitare e quante occasioni non sarebbero andate sprecate?
 
 
 

11 dicembre 2010

ZODIACO E LAVORO - parte 2

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Proseguiamo nell’analisi con Cancro-Leone e Vergine
Cancro: non predilige attività particolarmente stressanti o che generino ansia né quelle faticose dal punto di vista fisico. Necessita di un ambiente lavorativo familiare, privo di tensioni: se trova un contesto adeguato, nemmeno soldi e carriera possono spingerlo a cambiare.
La casa e le tradizioni sono fondamentali per il Cancro che eccelle nelle professioni quali architetto o arredatore o anche antiquario. Un’altra caratteristica è il legame con l’infanzia: molti nativi di questo segno diventeranno pediatri o ginecologi o puericultrici o intraprenderanno qualche attività commerciale legata al mondo dei bambini. Talvolta le donne (e anche qualche uomo) si rivelano ottime casalinghe e preferiscono stare a casa con i figli o comunque si dedicano nel tempo libero ad attività umanitarie.
La sensibilità del Cancro lo rende portato anche per la carriera artistica, soprattutto in campo musicale.
Il collega-Cancro è socievole e cerca di creare un ambiente familiare anche al lavoro, rendendosi disponibile sia in ufficio sia nel tempo libero. Attenzione però alla luna … passa dalla risata al muso in men che non si dica.
Non ha particolari ambizioni, i soldi sono necessari solo per garantirsi sicurezza e stabilità; in ogni caso un capo Cancro è spesso amato perché rivolge molte attenzioni ai suoi dipendenti.

Leone: la caratteristica principale è l’ambizione: ma non è una spinta fine a se stessa, bensì qualcosa che lo sprona in ogni momento della vita. Il lavoro è un modo per realizzarsi e per lavoro il Leone intende una posizione di comando: in passato moltissimi re, condottieri appartenevano a questo segno, come Napoleone e il re Sole. Ai giorni nostri, spiccano manager e politici di alto livello, industriali di prestigio: il Leone è attratto dal lusso, quindi spesso si muove nell’ambito della moda o dell’antiquariato.
E’ molto indipendente e non predilige lavori sedentari e monotoni; questo segno è caratterizzato dalla propensione ai lavori circensi, alla recitazione e all’avanspettacolo.
La caratteristica del volo è preponderante: l’autonomia del Leone potrà spingerlo anche a diventare pilota di aerei, collaudatore o hostess.  Anche il cuore è uno dei simboli di questo segno: per questo motivo non è difficile trovare degli ottimi chirurghi o cardiologi nati in questo periodo.
Il Leone non è particolarmente interessato al denaro, che vede solo come mezzo per ottenere una condizione privilegiata o per potersi permettere lussi e divertimenti. In ogni caso il suo orgoglio non gli permetterebbe di dipendere economicamente da qualcuno, se non costretto.
Come capo il Leone è molto amato per il suo atteggiamento paternalistico e generoso; d’altra parte sottomette i dipendenti marcando nettamente la differenza di condizione. Come collega è divertente e socievole, propositivo e ammirato; occhio però alle critiche che possono ferirne l’orgoglio smisurato.

Vergine: ha un carattere preciso e contemplativo e si distingue per l’estrema correttezza; idealmente potrebbe essere un ottimo consigliere o un filisofo.
I simboli di questo segno sono il tempo e le mani: le professioni in cui eccelle sono quindi quelle che hanno a che vedere con la manualità o con il passare del tempo. Ci riferiamo a tutti i lavori artigianali, il giardinaggio, la floricoltura ma anche le attività burocratiche e catastali che implicano una certa metodicità e precisione. La meccanica, la fisica, la chimica, le scienze che si occupano del degrado fisico e materiale, le arti mediche: sono innumerevoli le mansioni per cui i nativi della Vergine sono naturalmente portati.
Nonostante non sia interessato al lusso e al potere, il nato sotto questo segno è molto legati ai soldi, ritenuti una protezione ai rischi della vita. E’ concreto anche nell’acquisto di beni: che siano gioielli, vestiti o immobili la scelta è spesso oculata e mai soggetta alle mode passeggere.
Il capo Vergine è spesso pignolo ma al tempo spesso preciso e affidabile. Richiede precisione dai collaboratori, ma si assume i rischi e i problemi in prima persona.
Allo stesso modo il collega Vergine è molto concentrato sul suo lavoro e diligente, poco propenso alla socialità, ma una volta conquistata la sua fiducia, diventa un vero alleato di cui fidarsi ciecamente.

Pensate di essere così? O conoscete delle persone che rispecchiano le descrizioni?

9 dicembre 2010

ZODIACO E LAVORO - parte 1

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Ecco un’analisi del rapporto tra segno zodiacale e lavoro ideale. E’ ovviamente un gioco, ma vediamo se ritrovate qualche tratto di verità …!
Iniziamo con Ariete, Toro e Gemelli, i primi tre segni dello zodiaco.
Ariete: non ama la vita sedentaria e ha un continuo bisogno di avventura e azione; ha la tendenza ad affermarsi sugli altri, grazie anche al fascino e al carisma e ad assumere il ruolo di trascinatore. I nati dell’Ariete si dice ricevessero da Marte un’indole militaresca. Ideale, quindi, la carriera militare o paramilitare o lo sport agonistico.
La ricerca di nuove sfide e battaglie fanno degli Arieti dei buoni manager o avvocati, attività indipendenti e poco monotone.
In caso l’Ariete sia costretto ad un lavoro subordinato, cercherà di affermarsi in qualsiasi modo, rendendo poco semplice la vita dei colleghi.
Toro: è un segno molto concreto e materiale; cerca sicurezza e stabilità. Per questo motivo utilizza la sua proverbiale tenacia per raggiungere obiettivi realistici, rifuggendo progetti ambiziosi ma con troppe incognite. Ama ciò che è in grado di prevedere, quindi preferisce gestire le cose che le persone: sarà per questo un ottimo ingegnere o programmatore. Il suo legame alla materia e alla solidità, anche economica, lo porta a essere tagliato anche per le attività immobiliari, come operatore di mercato, amministratore o costruttore.
Il legame alla natura lo porta anche verso lavori legati alla terra: agricoltore, guardia forestale, agronomo, giardiniere, falegname, chef, ristoratore.
Essendo di indole diretta e franca, affidabile e solidale, è molto apprezzato dai colleghi.
Gemellii: è caratterizzato dalla frenesia, dalla rapidità, della reazione pronta agli stimoli. Tutte dote ideali per un buon giornalista, meglio ancora se inviato. Anche le attività di Pubbliche relazioni sono indicate per il suo animo incontenibile e il commercio per la socievolezza. Ci sono, comunque, diverse professioni per le quali il Gemelli è portato: l’importante è che ci sia varietà di compiti, un certo dinamismo sia di attività che di relazioni e che l’ambiente e gli orari non siano rigidi. Da evitare sono sicuramente le attività ripetitive che porterebbero il Gemelli alla noia; se fosse costretto a svolgere una mansione monotona, il consiglio è di sbizzarrirsi nel tempo libero con attività consone alla sua indole.
In ogni caso, tendenzialmente non farà per molti anni lo stesso lavoro, a meno che la mansione con cambi continuamente.
Il suo carattere amabile ed estroverso lo rende un ottimo collega; la sua curiosità e lo spirito di iniziativa posso fungere da traino anche per i colleghi meno dinamici. Unico neo: la scarsa costanza.
Qualcuno di voi si ritrova in questi lavori?

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8 dicembre 2010

LE EMOZIONI PARLANO CON IL LINGUAGGIO DELCORPO

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di Elisabetta Rotriquenz
07 dicembre 2010. Si è già parlato di come il corpo comunichi costantemente informazioni volontarie e inconsapevoli e di quanto ciò sia importante nella seduzione. Più si conoscono i meccanismi e le potenzialità dell’espressione, più si è in grado di gestirla e usarla per migliorare i rapporti con gli altri, soprattutto con le persone alle quali si desidera dare una buona impressione o che si vogliono conquistare (Chimirri, 1998).
Attraverso il linguaggio del corpo noi comunichiamo le nostre emozioni rispondendo ai gesti altrui; allo stesso modo, possiamo reagire con un determinato comportamento anche alle parole e alle frasi pronunciate da chi ci sta di fronte. Questo significa che ogni qual volta diciamo qualcosa che colpisce l’interlocutore, quest’ultimo non può non reagire e quando lo fa il suo corpo dice quasi sempre la verità (Pacori, 2003).
A questo punto è interessante prendere in considerazione le possibilità che le diverse situazioni della vita sociale offrono e come la comunicazione non verbale può venire in nostro soccorso. Ciò che veramente aiuta nella comunicazione ed in particolare nell’attrazione è la consapevolezza di sé, nel senso di avere una chiara idea di come si appare, di sapere quello che i propri gesti comunicano e come possono avere maggiore effetto (Chimirri, 1998).
Proviamo a prendere in considerazione alcune situazioni che capitano quotidianamente e che si possono imparare a gestire in modi diversi a seconda del proprio stato d’animo e delle caratteristiche personali e degli obiettivi che ci si propongono. Un contesto che spesso crea imbarazzo è l’ascensore. In questo caso se si è a disagio o non si vuole dialogare, conviene disporsi lateralmente all’altra persona, in modo da avere lo sguardo nella stessa direzione verso la porta dell’ascensore.
In caso invece di interesse verso l’altro, ci si può collocare frontalmente usando il sorriso per mitigare lo sguardo. Per esempio, è consigliabile usare lo sguardo diretto solo al momento in cui si chiede “a che piano va?” e al saluto di congedo, così da comunicare disponibilità. Mantenere invece lo sguardo diretto leggermente più a lungo è un segnale di apprezzamento fisico, ma è bene non esagerare altrimenti diventa imbarazzante e sgradevole.
Se si desidera mantenere lo sguardo diretto più a lungo, è necessario aggiungere qualche comunicazione verbale. Attenzione però a concentrare lo sguardo sul volto della persona e non su altre parti del corpo. Al contrario, si può anche decidere di manipolare o osservare alcuni oggetti che si hanno con sé (orologio, ombrello, borsa, valigetta, ecc.) per creare il diversivo che protegge dall’imbarazzo e allo stesso tempo comunica all’altro “ho tante cose da fare, sono attivo” (Chimirri, 1998).
Un’altra situazione riguarda l’ufficio. In ufficio si trascorre molto tempo, quasi più che a casa e spesso la comunicazione va oltre l’ambito lavorativo. È fondamentale mantenere l’autocontrollo e il senso della misura, che devono bilanciare gli impulsi e i desideri più profondi. È necessario che vi sia rigore professionale e rispetto formale delle regole nell’ambiente in cui si lavora. Ciò senza comunque rinunciare ad essere se stessi, lasciando comunque la propria influenza positiva nella cerchia di persone con le quali si lavora. Ciò vale sia per la donna che per l’uomo.
Ad esempio in ufficio (e non solo), il primo segreto fondamentale affinché una donna sia attraente è la naturalezza. Non è necessario rinunciare alla femminilità o alla possibilità di valorizzarsi. Se una donna decide di indossare un capo succinto attirerà molti sguardi dei colleghi, ma probabilmente sarà impacciata e rigida. È invece importante ricordarsi che si è in un ufficio e che si deve fare in modo che le proprie capacità non siano mai subordinate alla bellezza del corpo; è molto meglio avere sempre pronto un bel sorriso.
Se un collega si dimostra cordiale e disponibile, ma non si lascia mai scappare un sorriso, probabilmente è una persona che ha un alto senso del dovere e che non ha interesse ad entrare in confidenza, per cui è bene non forzare la situazione. Se invece un collega coglie ogni occasione per stare vicino ad una collega (pausa caffè; fine orario di lavoro, ecc.), di certo è interessato, per cui si potrebbe cercare di intuirne i propositi, mostrandosi aperte e cordiali.
L’uomo che lancia battute allusive e adotta comportamenti galanti, con occhiate prolungate, è certamente una persona disinvolta che vuole far sapere di mostrare interesse. La donna a sua volta può mostrarsi disinvolta evitando però di creare situazioni imbarazzanti per i colleghi. Se il collega la evita con ostentata indifferenza e, magari, fa battute sgradevoli, è segno di un atteggiamento ambivalente.
Può essere sintomo di reale incompatibilità (che va affrontata per una buona collaborazione professionale), ma può anche segnalare un celato interesse nei suoi confronti da parte di una persona timida. Starà alla donna, ricambiando le sue scortesie con un atteggiamento tollerante, tentare di scioglierlo. Per quanto riguarda l’uomo in ufficio, se si trova ad esempio di fronte ad una collega che lo prende in giro scherzosamente mentre lavora, è un buon segno.
Certamente è stato notato e la donna lo dimostra in modo allegro e intelligente. In questi casi si può stare al gioco senza mostrarsi permalosi. Se in ufficio una donna veste con abiti appariscenti e non perde occasione per farsi notare, è sicuramente una persona sicura di sé e del suo valore seduttivo. Spesso però atteggiamenti ostentati di esibizione del proprio corpo nascondono insicurezze profonde. È bene che i colleghi maschi non cadano subito nella trappola seduttiva, dimostrando di apprezzarla anche per il suo carattere e la sua intelligenza: quasi sicuramente ciò sarà molto apprezzato (Chimirri, 1998).
Un altro contesto interessante di seduzione è il ristorante, spesso luogo in cui si svolge il fatidico “primo appuntamento” oppure si consolida un corteggiamento iniziato già da qualche tempo. L’idea della cena insieme può essere condita di dettagli intriganti quali la scelta del ristorante, del tavolo a cui sedersi, dell’abito da indossare, ecc. Se in tale contesto uno dei due commensali offre all’altro un pezzetto del suo cibo dal suo piatto è chiaramente un gesto che tende a creare una situazione di intimità e confidenza.
È un gesto audace, che esprime fiducia e che può essere accolto con piacere. Anche bere dallo stesso bicchiere ha una valenza erotica e seduttiva potente e intima. Il resto lo farà l’atmosfera, la conversazione e il romanticismo che si è capaci di creare (Chimirri, 1998). Queste sono solo alcune situazioni che possono essere analizzate rispetto alla capacità seduttiva e a come interpretare i segnali non verbali dell’altro.
È evidente come al giorno d’oggi le tecniche di conquista siano confuse e talvolta invertite, perché la donna dispone degli stessi strumenti dell’uomo. Al di là di questo è fondamentale presentarsi all’altro con sincerità e spontaneità. Infatti proporsi all’altro con l’uso dell’inganno o con secondi fini, può inizialmente dare i suoi frutti, ma a lungo andare si rivelerà una scelta controproducente qualora si voglia creare una relazione amorosa stabile.
E non dimentichiamo che anche quando ormai la conquista è stata fatta ed il rapporto è divenuto stabile, non bisogna adagiarsi sugli allori, ma conquistare il partner tutti i giorni con piccole attenzioni e condividendo interessi e passioni. 
 

28 novembre 2010

15 CENTESIMI

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Ai tempi in cui un gelato con sciroppo e frutta costava molto meno, un ragazzo di dieci anni entrò nel bar di un albergo e si sedette a un tavolo. Una cameriera mise un bicchiere di acqua davanti a lui.
"Quanto costa un gelato con sciroppo e frutta?".
"50 centesimi" replicò la cameriera.
Il ragazzino tirò fuori la mano dalla tasca ed esaminò il numero di monete che aveva.
"Quanto costa una porzione di gelato normale?" s'informò.
Alcune persone stavano cercando un tavolo e la cameriera era un po' impaziente.
"35 centesimi" disse bruscamente.
Il ragazzino contò ancora le monete. "Prendo il gelato normale" disse.
La cameriera portò il gelato, mise il conto sul tavolo e se ne andò. Il ragazzo finì il gelato, pagò al cassiere e se ne andò. Quando la cameriera ritornò, iniziò a pulire il tavolo e rimase di stucco per quello che vide. Accanto al piatto vuoto, messi ordinatamente, c'erano 15 centesimi, la sua
mancia.

Autore: Bruno Ferrero - Libro: L'Importante è la Rosa

26 novembre 2010

METAFORA DELLA VITA

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Un professore di filosofia, in piedi davanti alla sua classe, prese un grosso vasetto di marmellata vuoto e cominciò a riempirlo con dei sassi, di circa 3 cm di diametro. Una volta fatto chiese agli studenti se il contenitore fosse pieno ed essi risposero di sì.
Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di piselli, li versò dentro il vasetto e lo scosse delicatamente. Ovviamente i piselli si infilarono nei vuoti lasciati tra i vari sassi. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno ed essi, ancora una volta, dissero di sì.

Allora il Professore tirò fuori una scatola piena di sabbia e la versò dentro il vasetto. Ovviamente la sabbia riempì ogni altro spazio vuoto lasciato e coprì tutto. Ancora una volta il Professore chiese agli studenti se il vasetto fosse pieno e questa volta essi risposero di sì, senza dubbio alcuno.
Allora il Professore tirò fuori, da sotto la scrivania, 2 lattine di birra e le versò  completamente dentro il vasetto, inzuppando la sabbia.
Gli studenti risero.
“Ora,” disse il Professore non appena svanirono le risate, “voglio che voi capiate che questo vasetto rappresenta la vostra vita. I sassi sono le cose importanti – la vostra famiglia, i vostri amici, la vostra salute, i vostri figli – le cose per le quali se tutto il resto fosse perso, la vostra vita sarebbe ancora piena. I piselli sono le altre cose per voi importanti:come il vostro lavoro, la vostra casa, la vostra auto. La sabbia è tutto il resto… le piccole cose.”
“Se mettete dentro il vasetto per prima la sabbia,” continuò il Professore “non ci sarebbe spazio per i piselli e per i sassi. Lo stesso vale per la vostra vita. Se dedicate tutto il vostro tempo e le vostre energie alle piccole cose, non avrete spazio per le cose che per voi sono importanti. Dedicatevi alle cose che vi rendono felici: giocate con i vostri figli, portate il vostro partner al cinema, uscite con gli amici. Ci sarà sempre tempo per lavorare, pulire la casa, lavare l’auto. Prendetevi cura dei sassi per prima – le cose che veramente contano. Fissate le vostre priorità… il resto è solo sabbia.”
Una studentessa allora alzò la mano e chiese al Professore cosa rappresentasse la birra. Il Professore sorrise. “Sono contento che me l’abbia chiesto. Era giusto per dimostrarvi che non importa quanto piena possa essere la vostra vita, perché c’è sempre spazio per un paio di birre.”
 

24 novembre 2010

COMUNICAZIONE VINCENTE

Gestire il potere con gli altri e non sugli altri.
E’ molto diffusa la convinzione che gridando più forte, sottolineando il proprio io, tendere ad imporre la propria visione delle cose, sia il mezzo migliore per raggiungere obbiettivi, non solo rispetto alla propria sicurezza personale o al proprio benessere, ma anche rispetto a valori alti o ideali che si vogliono raggiungere. E’ opinione radicata che vince chi produce più conflitto o prevarica.
In realtà la massima attuazione del potere si raggiunge quando viene gestito con gli altri e non sugli altri. Avere “potere con” ririchiede l’apprendimento di numerose competenze: la capacità di valorizzare e gioire delle differenze, una comunicazione che permetta di creare relazioni basate sulla fiducia e sul rispetto reciproci, la consapevolezza del valore e dell’interdipendenza tra tutti gli essere umani.
Gestire il “ potere con” richiede un linguaggio collegato ai proprio bisogni e sentimenti.
Da uno a 10, quanto conosci dei tuoi bisogni e dei tuoi desideri nel momento in cui ti rapporti con qualcuno? Quante volte esprimi ciò che provi ? Ti capita mai di chiederti (o di chiedere all’altro) di cosa hai bisogno e che cosa provi? Certo, può essere faticoso raggiungere chiarezza e forza comunicativa, ma questo processo permette di aumentare il nostro potere di influenzare .
Il potere di influenzare il prossimo si riduce notevolmente quando ci basiamo sulla debolezza della critica, dell’insulto, dell’offesa o addirittura dell’annientamento di coloro che non fanno o non si comportano in base a ciò che desideriamo.
Quello che penso (giudizi, interpretazioni) di una persona influenza il modo in cui mi rivolgo a lei, e se ho l’idea che l’altro stia facendo qualcosa di sbagliato automaticamente diventerà “il nemico”. Come trasformare quest’immagine “negativa” dell’altro? Trasformando l’immagine del nemico nei miei bisogni e nei miei sentimenti. Provando a collegarsi ai nostri bisogni non soddisfatti e che stiamo esprimendo in termini di qualcosa di sbagliato nell’altra persona.
Domande chiave:
  1. Che cosa voglio che l’altra persona faccia di diverso da quello che sta già facendo?
  2. Che motivi voglio che l’altra persona abbia per fare quello che le chiedo di fare?
  3. Per quale motivo voglio che lo faccia?
  4. Sono sullo stesso piano di importanza il mio bisogno e quello dell’altro?
  5. Perché gli altri si dovrebbero fidare di me? Io mi fiderei di me se…?
Aumentiamo il nostro potere con le persone se facciamo in modo che le persone cambino il loro comportamento perché vedono la loro azione rendere la vita più bella per loro e per gli altri.
Fonti: Marshall B. Rosenberg ideatore della comunicazione non violenta 
  Leggi l'originale

22 novembre 2010

DORMIRE RAFFORZA LA MEMORIA E FAVORISCE IL PENSIERO CREATIVO


Quante volte diciamo, alla vigilia di una importante decisione, che preferiamo 'dormirci su'?
A leggere i risultati di un recente studio potrebbe essere una scelta estremamente costruttiva.
Jessica D. Payne della University of Notre Dame ed Elizabeth A. Kensinger del Boston College hanno studiato cosa accade al nostro cervello quando dormiamo e hanno scoperto che vengono attivate alcune aree cerebrali dove risiedono le principali funzioni legate alla memoria e alle emozioni.
Non c’è dubbio che dormire aiuti a fissare nel cervello alcuni dati che verranno poi recuperati all’occorrenza in futuro: insomma, il sonno favorisce il processo di memorizzazione e, cosa più importante, aiuta il cervello a riorganizzare la memoria”, ha spiegato la Payne su Current Directions in Psychological Science, la rivista ufficiale dell'Association for Psychological Science.
Le due studiose hanno scoperto che il sonno non solo aiuta a memorizzare, ma permette al cervello di estrapolare dal ricordo significativi dettagli emozionali, di riorganizzare la memoria alla luce di queste nuove informazioni e di dar vita a nuove idee creative.
La studiosa ha spiegato che “comunemente si pensa che se una persona sta dormendo non sta facendo niente, invece il suo cervello è molto impegnato ad elaborare le informazioni e a riorganizzare la memoria”: durante il sonno non si fissano semplicemente i ricordi, ma si riorganizzando le informazioni, si estrapolano quelle più importanti e si diventa più creativi.

 Fonte originale

19 novembre 2010

NASCONDINO DEI SENTIMENTI

Raccontano che un giorno si riunirono in un luogo della terra tutti i sentimenti e le qualità delle persone. Quando la noia si fu presentata per la terza volta, la pazzia, come sempre un po' folle, propose: "Giochiamo a nascondino!"
L'interesse alzò un sopracciglio e la curiosità senza potersi contenere chiese: "A nascondino? Di che si tratta?"
"È un gioco, - spiegò la pazzia - in cui io mi copro gli occhi e mi metto a contare fino a 1000000 mentre voi vi nascondete e, quando avrò terminato di contare, il primo di voi che scopro prenderà il mio posto per continuare il gioco."
L'entusiasmo si mise a ballare, accompagnato dall'euforia.
L'allegria fece tanti salti che fini per convincere il dubbio e persino l'apatia alla quale non interessava mai niente... Però non tutti vollero partecipare. La verità preferì non nascondersi. Perché, se poi alla fine tutti la scoprono? La superbia pensò che fosse un gioco molto sciocco (in fondo ciò che le dava fastidio era che non fosse stata una sua idea) e la codardia preferì non arrischiarsi.
"Uno, due, tre..." - cominciò a contare la pazzia.
La prima a nascondersi fu la pigrizia che si lasciò cadere dietro la prima pietra che trovò sul percorso.
La fede volò in cielo e l'invidia si nascose all'ombra del trionfo che con le proprie forze era riuscito a salire sulla cima dell'albero più alto.
La generosità quasi non riusciva a nascondersi. Ogni posto che trovava le sembrava meraviglioso per qualcuno dei suoi amici.
Che dire di un lago cristallino? Ideale per la bellezza. Le fronde di un albero? Perfetto per la timidezza. Le ali di una farfalla? Il migliore per la volutta'. Una folata di vento? Magnifico per la libertà.
Cosi la generosità finì per nascondersi in un raggio di sole.
L'egoismo, al contrario trovo subito un buon nascondiglio, ventilato, confortevole e tutto per sè.
La menzogna si nascose sul fondale degli oceani (non è vero, si nascose dietro l'arcobaleno).
La passione e il desiderio al centro dei vulcani.
L'oblio...non mi ricordo...dove?
Quando la pazzia arrivò a contare 999999 l'amore non aveva ancora trovato un posto ove nascondersi poiché li trovava tutti occupati, finche scorse un cespuglio di rose e alla fine decise di nascondersi tra i suoi fiori.
"Un milione!" - contò la pazzia. E cominciò a cercare.
La prima a comparire fu la pigrizia, solo a tre passi da una pietra.
Poi udi' la fede, che stava discutendo con Dio su questioni di teologia, e senti vibrare la passione e il desiderio dal fondo dei vulcani.
Per caso trovò l'invidia e poté dedurre dove fosse il trionfo.
L'egoismo non riuscì a trovarlo. Era fuggito dal suo nascondiglio essendosi accorto che c'era un nido di vespe.
Dopo tanto camminare, la pazzia ebbe sete e nel raggiungere il lago scopri la bellezza.
Con il dubbio le risultò ancora più facile, giacche lo trovò seduto su uno steccato senza avere ancora deciso da che lato nascondersi.
Alla fine trovò un po' tutti: il talento nell'erba fresca, l'angoscia in una grotta buia, la menzogna dietro l'arcobaleno e infine l'oblio che si era già dimenticato che stava giocando a nascondino.
Solo l'amore non le appariva da nessuna parte...
La pazzia cercò dietro ogni albero, dietro ogni pietra, sulla cima delle montagne e quando stava per darsi per vinta scorse il cespuglio di rose e cominciò a muoverne i rami.
Quando, all'improvviso, si udì un grido di dolore: le spine avevano ferito gli occhi dell'amore...!
La pazzia non sapeva più che cosa fare per discolparsi; pianse, pregò, implorò, domandò perdono e alla fine gli promise che sarebbe diventata la sua guida.
Da allora, da quando per la prima volta si giocò a nascondino sulla terra, l'amore è cieco e la pazzia sempre lo accompagna.



Fonte Web 
 

18 novembre 2010

LE TRE COSE CHE NON DEVI PENSARE DI TE


1. Non Me Lo Merito:

Non pensare mai di non meritare quello che desideri.
Una persona in equilibrio con se stessa, si assume la responsabilità delle sue azioni ma non ha sensi di colpa.
Il senso di colpa, non ha risvolti positivi, cerca la punizione e quindi causa sempre dolore.
Il senso di colpa è un piccolo strumento di precisione che si può usare quando non si vuole assumere le responsabilità della propria vita. Usatelo ed eviterete ogni rischio, ma impedirete a voi stessi di crescere.
(Wayne W. Dyer).

2.Non Ne Sono Capace

In psicologia suddivide la mente in 2 livelli uno conscio e un inconscio, se potessimo dimensionare la mente, la parte inconscia sarebbe il 99% del totale.
Le parole hanno un valore relativo, ma un uomo diventa ciò che pensa, noi siamo i nostri pensieri.
Quando un’idea si fissa nella nostra mente, si trasforma realmente in uno stato fisico o mentale.
Se vuoi cambiare la tua realtà, devi cambiare l’immagine che hai di te stesso nel tuo inconscio, quindi evita di darti etichette e romperai le tue credenze limitanti.

3.Ho Paura di Fallire

Se temi il fallimento, dovresti sapere che le persone di maggior successo hanno fallito molte volte.
Thomas Alva Edison, fallì la bellezza di 10 mila volte prima di perfezionare la lampadina elettrica.
Ma continuò a provare e a riprovare, e ora tutti noi beneficiamo della sua geniale invenzione.
Il timore del fallimento crea ansia, rende insicuri e talvolta troppo aggressivi.
La cosa importante non è il non sbagliare mai, missione improponibile per noi umani, ma sapere che comunque vada non perderemo determinazione e fiducia.
Amare se stessi, è accettare le proprie imperfezioni.
Ed infine sostituisci la parola dovrei con potrei, dovrei implica giudizi e la possibilità di sbagliare, potrei ti restituisce la possibilità di scelta.

Fonte originale 

16 novembre 2010

PERCHE' LASCIARE ANDARE


  1. Lasciar andare non significa smettere d’aver cura, ma comprendere che non si può agire al posto degli altri.
  2. Lasciar andare non è chiamarsi fuori, ma rendersi conto che non si possono controllare gli altri.
  3. Lasciar andare non è far sì che gli altri imparino dalle naturali conseguenze dei loro atti, ma permettere loro di farlo.
  4. Lasciar andare non è un’ammissione d’impotenza, ma comprensione che il risultato non dipende da noi.
  5. Lasciar andare non è biasimare gli altri o cercare di cambiarli, ma tirar fuori il meglio da se stessi.
  6. Lasciar andare non è giudicare, ma permettere agli altri di essere umani.
  7. Lasciar andare non è mettersi in mezzo a dirigere tutto ma permettere agli altri di compiere i loro destini.
  8. Lasciar andare non è non essere protettivi, ma permettere agli altri di affrontare la realtà.
  9. Lasciar andare non è negare, ma accettare.
  10. Lasciar andare non è brontolare, riproverare o discutere, ma vedere i propri difetti e correggerli.
  11. Lasciar andare non è conformare ogni cosa ai propri desideri, ma prendere ogni giorno come viene avendo cura di se stessi.
  12. Lasciar andare non è criticare o mettere a posto gli altri, ma cercar di diventare ciò che si aspira ad essere.
  13. Lasciar andare non è piangere sul passato, ma crescere e vivere per il futuro.
  14. Lasciar andare è aver meno paura e amare di più.
  15. «Amare è lasciar andare la paura».
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15 novembre 2010

I METAPROGRAMMI

I metaprogrammi sono mappe delle mappe, metastrategie, in altre parole gli automatismi attraverso cui una persona decide quale strategia adottare.

Hanno origine dal lavoro svolto da Carl Gustav Jang, esposto nel libro “Tipi psicologici” edito nel lontano 1923. In seguito, Richard Bandler elaborò un suo sistema che diede vita ai metaprogrammi in PNL.

In parole povere, i metaprogrammi sono i filtri che utilizziamo per scegliere verso cosa prestiamo attenzione. In questo modo eliminiamo delle parti oggettive della realtà, creando una mappa personale, soggettiva.

Dunque, i metaprogrammi sono schemi di comportamento standardizzati, anche se possono cambiare con il tempo e, soprattutto, alterarsi in base allo stato d’animo del momento.

I metaprogrammi sono le porte di accesso alle mappe degli altri, poiché ci permettono di analizzare e identificare gli stili di pensiero e di apprendimento delle persone. Conoscere questi schemi può aiutarci a prevedere le azioni delle persone con le quali ci relazioniamo.
Infatti, questi schemi indicano come ciascuno struttura la propria mappa mentale del mondo e nello stesso tempo come sceglie ed organizza le proprie esperienze.

Eccoti i metaprogrammi più importanti:

Chunk Up – Chunk Dow. Se stai parlando con un C.U. tenderà a tralasciare i dettagli e vorrà andare subito al sodo. Viceversa, se Ti relazioni con un C.D. si soffermerà sui molti particolari del progetto che Ti sta presentando, facendo una lunga e dettagliata premessa;

In Time – Through Time. Chi ama vivere nel presente, ha un metaprogramma I.T. Viceversa, chi ama pianificare il futuro, ha un metaprogramma T.T.;

Associato – Dissociato. Alcune persone amano vivere la realtà associandosi alle emozioni. Viceversa, vi sono persone che sono più razionali, più distaccate, quindi: dissociate;

Procedurale – Opzionale. Questo è un filtro motivazionale e si riferisce a come le persone agiscono. Gli opzionali sono coloro che agiscono immediatamente di fronte ad uno stimolo. Mentre il procedurale ha bisogno di compiere una serie di passaggi prima di agire;

Andare verso – Via da. Anche questo è un metaprogramma legato alla motivazione. Alcune persone vanno verso la ricerca di esperienze piacevoli e sono motivate soprattutto dal desiderio di raggiungere determinati traguardi. Altri, al contrario, focalizzano la propria attenzione sui rischi e agiscono preoccupandosi di evitare situazioni spiacevoli, quindi scappano da qualche cosa;

Filtro di Autorità. Ogni persona ha un’autorità cui si riferisce, cui si fida. Prima di fare una cosa, una scelta, un acquisto, consulta quella determinata autorità. Che può essere un amico, dei dati statistici, i mass media, le proprie esperienze, ecc:

In accordo – Disaccordo. Questo tipo di metaprogramma si riferisce allo stile relazionale delle persone. Avrai sicuramente conosciuto persone che tendono ad essere sempre in accordo con gli altri e persone che invece, fanno i bastian contrario” e indipendentemente dal contenuto, sono sempre in disaccordo;

Essere – Avere. Ci sono persone che paradossalmente, prima di avere una cosa, debbono desiderarla moltissimo, queste sono denominate Essere. Gli Avere, invece, debbono possedere subito il loro oggetto del desiderio e se non ci riescono, con il tempo perdono interesse nei suoi confronti;

Contro. Solitamente chi ha questo metaprogramma è motivato ad agire contro un qualcosa. Per esempio: un ideale, un comportamento, un’ingiustizia, ecc. Non tutte le persone hanno questo metaprogramma;

Familiarità – Novità. Alcune persone sono maggiormente sensibili alle novità, anzi, le ricercano. Altre preferisco le cose che conoscono già e vanno sempre alla ricerca di qualcosa di familiare.

In chiusura, permettimi di evidenziare come sia fondamentale l’importanza della conoscenza dei metaprogrammi per comunicare e relazionarsi al meglio con gli altri. Affermerei che è quasi indispensabile.

Conoscevi i metaprogrammi? Lasciami un commento al post.

Giancarlo Fornei
Formatore Motivazionale & Mental Coach
“Che aiuta le persone a raggiungere un obiettivo in 5 passi”
Autore degli ebook Donne in Crisi e Penso Positivo

14 novembre 2010

IL SIGNIFICATO DELLE STRETTE DI MANO NELLA COMUNICAZIONE NON VERBALE

di Vincenzo Fanelli

Nelle relazioni le strette di mano rivestono un ruolo importante in quanto ci permettono di comprendere una serie di importatanti elementi che riguardano il nostro interlocutore.
Chiunque nella sua vita relazionale si sarà accorto che vi sono diverse strette: alcune forti, altre avvolgenti, altre ancora “molli”. Secondo il mio personale parere non è possibile comprendere la totalità della personalità solo da una semplice stretta (l’Enneagramma è un sistema decisamente più completo) ma è possibile avere qualche indicazione interessante circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.
Le categorie della Satir possono essere in qualche modo un valido punto di riferimento per comprendere lo stile comunicativo di chi abbiamo di fronte. Virginia Satir era una psicoterapeuta familiare che grazie alla sua esperienza comprese che tendenzialmente esistono 3 stili principali (in realtà sono 4 ma personalmente ne prendo in considerazione solo 3): l’accusatore, il propiziatore e il superlogico (o supercalcolatore).
1)       Accusatore: stile penalizzante, tende ad assumere un ruolo up nella comunicazione, impositivo, giudicante, decisamente assertivo. È individuabile grazie ad una gestualità accusatrice (dito puntato, fendente, gestualità tendenzialmente rigida e a scatti). La stretta di mano è forte e rigida.
2)       Il propiziatore: stile accomandante, tendenzialmente in accordo con il suo interlocutore, esprime accogliente e predilige il down nella comunicazione. La gestualità è morbida, avvolgente come anche la sua stretta che avvolge la mano del suo interlocutore (da non confondere con la “mano moscia”).
3)       Il superlogico: razionale, controllato, usa la logico come strumento per vincere nella relazione. Molto bravo nella dialettica, usa la parola per controllare l’esito della relazione. La gestualità è circolare mentre la sua stretta è tipicamente a “pinza”: non avvolge il palmo della mano del suo interlocutore ma indice e medio tendono a “pinzarla”.  
Esaminando questi stili è possibile comprendere che ruolo vuole chi mi sta di fronte e quale devo assumere io per andarci d’accordo. Con l’accusatore devo andare in Down (lasciar guidare la comunicazione), con il propiziatore devo andare in UP (gestire la comunicazione), mentre con il Superologico devo usare la logica e la dialettica. Naturalmente queste sono regole generiche in quanto ogni caso è differente (ci sono diversi tipi di “accusatori”, “propiziatori” e “superlogici” e differenti approcci), ma la regola che non varia mai è la seguente: i simili si respingono. In altre parole, ad esempio, non posso fare il propiziatore con un altro propiziatore.  Immaginate due che vanno in ruolo down:a)       dove andiamo stasera?b)       dai decidi tua)       ma no dai, decidi tub)       no no….decidi tua)       no dai…decidi tub)       ma dai…per favore…decidi tu E questa cosa potrebbe andare avanti all’infinito…dove nessuno dei due prende in mano la comunicazione. Ora è facile comprendere perché con un propiziatore bisogna essere decisi e assumere un ruolo UP nella comunicazione.  Facciamo l’esempio opposto: due accusatori.
a)       stasera voglio mangiare una pizza
b)       no! Io preferisco andare a mangiare del pesce fresco
a)       no! Io preferisco la pizza!
b)       Non ci capiamo: io voglio pesce!
a)       sei tu che non capisci! IO VOGLIO PIZZA e non si discute!!!
b)       Qui solo tu non capisci: leggimi il labbiale P E S C E Hai capito ora o ti faccio un disegnino?
Il passo successivo potrebbe essere un incalzare dello scontro.   Oltre le Categorie della Satir, esistono altre strette di mano con altri significati interessanti. Esaminiamone alcune.    
1) Stringere la mano poggiando la mano sulla spalla dell’interlocutore: dominanza
Il segnale evidenzia un tentativo non verbale di imporsi sull’interlocutore, segnale analogico espresso nel mondo animale.    
2) Stringere la mano con il braccio rigido: mantenere le distanze formali; personalità dominate e intraprendente
Il segnale non verbale indica l’intenzione di mantenere la prossemica entro i limiti sociali in modo da non far invadere lo spazio personale.    
3) Stringere la mano piegando la schiena (postura curva): segnale di sottomissione
 È evidente il messaggio analogico che si cerca di trasmettere: “mi sottometto e abbasso la mia postura”, diametralmente opposto al significato espresso da una postura eretta.  In conclusione, la stretta di mano va considerata come un biglietto da visita: il nostro interlocutore ci dice IO SONO COSI’
Noi rispondiamo con la nostra ed effettuiamo uno “scambio di biglietti”. I nostri rispettivi inconsci decidono se la stretta ci va a genio oppure se chi abbiamo di fronte ci è antipatico. Molti corsi sulla vendita dicono di stringere (o stritolare!!!) la mano del cliente per far passare il messaggio: IO SONO DECISO. Questa regola potrebbe essere considerata buona se vi capitano sempre propiziatore o comunque interlocutori che prediligono un ruolo Down. Potrebbe rivelarsi un vero disastro se chi avete di fronte è un Accusatore.